Sarà il futuro? Fast Shopping e moltiplicazione dei punti vendita virtuale. Un caso da studiare.


Per il retailer francese Comptoir des Cotonniers.
Per moltiplicare le vendite, moltiplicare le occasioni d’acquisto – quindi creare migliaia di punti vendita virtuali.

E ridurre i tempi d’acquisto, per lavorare sull’impulso – quindi meccanismi di acquisto velocissimi (basati sull’uso di QR Code).

In sostanza, la pubblicità diventa un punto vendita, così come le pensiline, le affissioni… (ricordate il modello Tesco?), arredi urbani… da cui acquistare in meno di 20 secondi.

Ne ho parlato sul mio blog principale:
http://robertoventurini.blogspot.it/2014/07/sara-il-futuro-fast-shopping-e.html

#strategiadigitale – approfondimento: ci stiamo stancando delle marche? Qualche riflessione


Da più fonti, e ripetutamente, si parla sui media del nostro settore di una crescente disaffezione verso il sistema delle marche, da parte delle persone abitanti nel mondo occidentale sviluppato (invece, nei paesi di recente sviluppo, le economie emergenti, l’adesione al sistema delle marche è ancora molto più forte).
 
In effetti, in questi ultimi (diciamo) 50 anni, le marche hanno fatto di tutto e di più per farsi sentire vicine – normalmente più a parole che con i fatti.

Hanno (abbiamo) costruito “mondi emotivi di riferimento”, ci hanno raccontato storie (sia nel senso dello storytelling che in quello dell’imbonimento, dipende dalla serietà dell’azienda).

 
Ora, se comunque siamo overall un po’ stufi di questa relazione ossessiva con la marca, è eccessivo il grido “Le marche sono morte” che – da posizioni spesso molto ideologiche e non pragmatiche – da qualche tempo, periodicamente, si sente levare.

Secondo me ci sono alcune riflessioni che non possiamo evitare di fare:

1. Se non ti attacchi alle marche, a cosa ti attacchi, per definirti come persona? Discorso vecchio, che ho fatto molte volte.

Specialmente in un mondo (e mi riferisco all’Italia) dove la cultura media sembra essere in preoccupante declino, dove il gusto, il senso delle cose, il senso della vita hanno lasciato spazio a una incultura e quindi a un pensiero debolissimo, a cosa attaccarsi?  In base a cosa definirsi?

 
La crisi delle ideologie e della politica ci hanno lasciato orfani di punti di riferimento che ci definissero agli occhi degli altri .
 
Il Papa nuovo una mano la dà, sul fronte della religione, ma le rare volte che vado in chiesa vedo segni preoccupanti per la sopravvivenza del movimento, in termini di composizione demografica della comunità. Sui politici… beh, lasciamo perdere – anche il nuovo che avanza è uno strato di puro marketting su un vuoto pneumatico di idee e competenze.
 
Quindi marche e prodotti restano (ahimè, in mancanza di fattori più pregnanti) utili strumenti per far capire agli altri come ci immaginiamo, come vogliamo apparire. Esibire il prodotto di marca è una pratica scorciatoia per comunicare agli altri come vogliamo essere percepiti.

Ancora più forte quando ciò avviene con il prodotto tarocco; dove si estremizza il concetto che a quel tipo di consumatore non interessa la sostanza, la qualità merceologica dell’oggetto – interessa l’insieme degli intangibili, il suo apparire, il messaggio che dà grazie all’esibizione (contraffatta della marca, del logo). Gente che spende magari 50 euro per una falsa borsa Louis Vuitton ma che non ne spenderebbe altri 50 per una Lacoste vera ma senza coccodrillino :-)

 
2. Comunque una serie di marche di pregio hanno dei portati emotivi difficilmente smontabili nel breve periodo. Harley, Gibson, Ferrari, Fender, Armani… solo per citarne qualcuna. E normalmente per questo tipo di marche, c’è sotto un prodotto che è ben garantito nella sua qualità, oltre che nel portato valoriale, nella experience, nel godersi gli intangibili. Insomma la marca come promessa di un’esperienza.
 
3. Le persone sono d’altra parte parecchio vaccinate alla comunicazione emozionale/istituzionale/valoriale. 
Quello stile che ha fatto la fortuna di Mulino Bianco qualche decennio fa ora fa probabilmente nascere incredulità. Tirarsela troppo e associarsi a gridi di battaglia troppo alti (si vedano recenti fail di certe aziende) rischiano di trasformarsi in pericolosi boomerang.
 
E’ finita l’era in cui alle marche le persone le lasciavano passare tutte – specialmente in un mondo dominato dai social, dove la cattiveria e la perfidia la fanno da padrona :-)
 
4. Anzi, esiste anche una visibile vena populistica: grande = cattivo, dove per definizione certe fasce di pubblico pensano che se una marca è grande e nota deve per forza appartenere ad un’azienda cattiva (fino ad arrivare al complottismo).

Dove piccolo è bello, verde è bello.. salvo poi voltarsi dall’altra parte e comprare in mercatini o negozietti oggetti magari realizzati con lo sfruttamento del lavoro minorile – perché quando il proprio portafoglio è semivuoto… insomma, fate quello che dico, non quello che faccio e in fondo a me basta non saperlo – occhio non vede (o non legge sui social), cuore non duole :-(

 
Alla fin fine, una marca forte è ancora uno degli asset più preziosi che può avere un’azienda. Ma non è più un asset così potente e così in grado di assolvere l’azienda dalle sue responsabilità com’era una volta. La sua costruzione e manutenzione è diventata ancora più complessa e delicata.
 
E la costruzione di una marca non si fa (solo) con ambiziosi progetti di brand platform, si fa con ogni atomo di comunicazione, ogni secondo, ogni riga, ogni immagine pubblicata, ogni espositore piazzato in ogni negozio.
 
Non si fa più (solo) con grandi ed emotivi spot girati da bravi registi.
Si fa definendo nei nostri piani come la nostra marca cambia, migliora la vita delle persone. Come davvero, in una logica di vero e potente marketing, risolve problemi, offre opportunità (oltre a cercare di pescare nel portafoglio dei clienti).
 
Come diciamo nel libro:
 
“Definire come interveniamo nella vita delle persone ci aiuta a definire i tratti della marca (da costruire o da mettere maggiormente in evidenza). Capire quale sia il nostro ruolo nel “sistema” ci permette di ottenere spunti per la comunicazione, per la definizione di come pensiamo di dover essere percepiti, di cosa andare a proporre alle persone in cambio dei loro soldi, della loro attenzione, della loro preferenza, della loro adesione al nostro programma politico o associativo e insomma, di qualunque cosa intendiamo offrire.”
 
Per questo primo contributo può bastare, direi.

Che ne pensate? (commenti e discussioni meglio forse incanalarli sulla pagina Facebook del libro, che sta muovendo ora i suoi primi passi: 
https://www.facebook.com/StrategiaDigitale

 
Messaggio promozionale: se siete interessati a comprare il manuale, cliccate pure sul banner in alto a destra o seguite questi link…

(Versione su carta) : Strategia digitale. Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e i social media

(Versione digitale): 

Strategia digitale: Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e i Social Media

(disclaimer: becco una commissione sulle vendite – il che, dato che sono uno degli autori direi che ci può stare :-)

 
Messaggio informativo: se non avete idea di cosa sia il nostro manuale di strategia digitale, siete arrivati qui per caso ma il tema vi interessa, ecco un link da cui avere ulteriori informazioni sulla nostra opera :

http://robertoventurini.blogspot.it/2014/04/e-finalmente-e-uscito-il-libro.html

Ecco l’Indice. Strategia Digitale: il Manuale.


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Dato che un libro è un bene esperienziale (non sai se è stata una buona scelta o un bidone fino a quando non l’hai letto) posso provare a ridurre il rischio percepito – o meglio dare qualche elemento in più su cui basare la scelta, aiutandovi a capire se è quello che vi serve o no.

Un buon sistema può essere quello di pubblicare l’indice del libro.

Se poi vi interessa comprarlo, ecco un link comodo da cui farlo su Amazon: basta cliccare qui (dopo che avete letto l’indice e capito se vi serve davvero, ok?)

E dopo la breve pausa pubblicitaria, ecco a voi l’indice:

 

Prefazione

Introduzione

 

Parte Prima: Pensieri forti che cambiano il marketing

1.Come il digitale ha cambiato le persone, la società, i mercati

1.1 Da “I media siamo noi” a “L’evoluzione digitale della specie”

1.2 Come si informano gli italiani

1.3 La percezione della privacy

1.4 La pubblicità e gli utenti di Internet

1.5 Le implicazioni per il mercato

 

2. Ha senso parlare di “marketing digitale”?

2.1 Reinventare o rileggere il marketing e la comunicazione?

2.2 Che cosa non possiamo più fare come prima e perché

2.3 Dodici pensieri fondamentali per capire il digital marketing

2.4 C’era una volta “il sito aziendale”

2.5 Parlare a vs parlare con: la reciprocità

 

3. Come entra la comunicazione digitale nel nostro business

3.1 Il buy cycle

 

Parte Seconda: La strategia digitale     

4. Strategia: che cos’è, perché serve

4.1 Che cosa non è la strategia digitale?

4.2 Che cos’è la strategia digitale

 

5. Le risorse fondamentali nello sviluppo di una strategia digitale

5.1 I soldi

5.2 Il tempo

5.3 Le persone

5.4 In equilibrio

6. I limiti da superare

6.1 L’incertezza

6.2 L’integrazione e la sindrome da declinazione

6.3 Il punto di vista

7. Perché dovremmo avere successo?

7.1 Quali opportunità, quali problemi?

7.2 Perché dovrebbero sceglierci?

7.3 Perché dovrebbero darci attenzione?

7.4 Su quale insight sviluppiamo una comunicazione che tocchi davvero il target?

 

8. Il Metodo BOA2RD

 

9. Parliamo di influencer

9.1 Lavorare con gli influencer

Parte Terza: Creare una strategia, in pratica 

10. Il processo di costruzione di una strategia di comunicazione digitale: una traccia

10.1 Un modello di strategia. Da usare con cautela e intelligenza

10.2 La strategia è un documento vivente: scritto e semplice

10.3 Il template

10.4 L’indice del documento di strategia

10.5 Executive summary

10.6 A che punto siamo

10.7 Dove vogliamo andare

10.8 Gli obiettivi del piano

10.9 Risorse, must e budget

10.10 Il target

10.11 L’analisi della concorrenza

10.12 La ricerca di un insight

10.13 Articolare una strategia di comunicazione, trovare un’idea

10.14 Identificazione dei touchpoint

10.15 La strategia social

10.16 Il ruolo di intermediari, influencer, stakeholder: analizzare e intervenire

10.17 Contingency plan e “Piano B”

10.18 Cosa facciamo

10.19 Controllo e misurazione

10.20 Organizzazione e Governance

10.21 Feedback e ripartenza del ciclo

10.22 Allegati alla strategia

 

11. Mettere in opera la strategia

11.1 Superare l’ansia da prestazione

11.2 Il team

11.3 La necessità del supporto del management

11.4 La selezione dei fornitori

 

Parte Quarta: Considerazioni conclusive e raccomandazioni      

12.1 Keep it simple dovrebbe essere la parola d’ordine

12.2 Per mettere in pratica una strategia, il primo passo è scriverla, formalizzarla

12.3 Attenzione alle assumption: meglio avere dei numeri a supporto

12.4 Flessibilità: la strategia non è scolpita nel granito

12.5 Fail fast, fail cheap

12.6 Apprendere è una parola chiave

12.7 Brief e briefing sono importanti

12.8 La ciclicità della strategia

12.9 Il meglio è nemico del bene… e non potremo mai rispettare il template della strategia

12.10 Attenzione alle aspettative sui tempi

12.11 Creatività contro strategia

12.12 Si impara solo facendo

 

 

 

 

 

 

 

Beauty 2.0, il leader è Pupa Milano – Ricerca Brands & Social Media di Università Cattolica + Digital PR su MakeUp/Cosmetici


Disponibile la nuova puntata della nostra ricerca Brands & Social Media – questa volta il focus è sul mondo del Beauty.
Fra le tendenze presidio dei social network più diffusi, attenzione al target, consolidamento dell’uso di tutorial, coinvolgimento di YouTuber e blogger.
Sul mio blog trovate l’Infografica e una sintesi dei risultati:

E finalmente è uscito il libro: Strategia Digitale. Due parole per raccontarlo.


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Come avrà già abbondantemente capito chi mi segue sui social, è finamente uscito il nostro libro. E, per non farmi mancare niente, ne parlo anche qui.

Strategia Digitale. Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e social media

Nostro vuol dire di Giuliana Laurita e mio.

Un anno e mezzo circa di lavoro. Per cercare di metterci dentro quello che serviva e di lasciare fuori tutto il resto (e qui è stata la vera difficoltà). E forse ci siamo riusciti, se Matteo, uno dei primi ad averlo letto prima della pubblicazione per darci un parere esterno, lo ha definito “semplice ma non banale”.

Abbiamo voluto fare un libro diverso: in mezzo a tanti libri (generalmente di matrice anglosassone) che “spaccano paradigmi”, che fanno della gran teoria del futuro, che dicono alle aziende dove sbagliano ma non danno ricette per fare giusto, abbiamo voluto fare un manuale.

Tra i manifesti dei guru che propugnano magnifiche sorti e progressive per il 2.0, noi abbiamo cercato di dire quali sono gli step necessari, giorno, dopo giorno, per fare comunicazione sul campo.

Mettendoci quella dose di teoria utile e necessaria per capire perché le cose vanno fatte in quel modo.

Più rischioso – metterci la faccia dando indicazioni su cosa fare, in concreto, come.

Vediamo se la scommessa riuscirà.

Il libro è pensato per:

a) chi lavora in azienda e vuole capire come si fa e perchè con l’agenzia non riesce a capirsi :-)

b) chi lavora in azienda e ha un capo con cui non riesce a capirsi o per chi lavora in agenzia e ha bisogno di far capire al cliente “come funziona”, visto che non è pubblicità :-)

c) chi lavora comunque nel digitale e vuole andare oltre alla mera operatività – capendo come si ragiona in modo strategico (in funzione degli obiettivi) per fare progetti migliori

d) chi vuole iniziare a lavorare nel mondo digitale e vuole affiancare all’indispensabile pratica anche una capacità di pensiero strategico

e) Parenti, amici e chiunque abbia 16.92€ (meno di un pranzo a base di aragosta) da spendere per un libro di pensiero e operatività.

Dentro ci sono parecchi decenni (combinati) di esperienza di Giuliana e mia. Raccontando ciò che abbiamo visto funzionare sul campo – dato che il digitale l’abbiamo visto nascere e crescere.

Come dice Giuliana nel suo blog:”Mettere ordine nel senso che, se per i singoli pezzi di digitale come il SEO/SEM, le Digital PR, il Social, sono stati scritti fiumi di parole, la parte che viene prima di tutto questo, la strategia digitale, appunto, non è mai stata considerata. O meglio, ciascuno si è costruito il suo modo di procedere, la sua metodologia, sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma tutto ciò non è mai stato codificato. Ci abbiamo provato noi.”

Scrivere con Giuliana è stata una bellissima esperienza (lo dice di me nel suo blog, non posso dire altro). 

Abbiamo formazioni diverse, esperienze diverse, punti di osservazioni diversi.

Ma è stato facile trovare la sintesi, dividersi il lavoro, lavorare online senza mai praticamente stampare un foglio di carta.

Scrivere (almeno io) usando qualsiasi cosa: la mia parte (anche se ci abbiamo lavorato talmente tanto insieme che non sapremmo più dire chi ha scritto quale parte senza un contributo dell’altro) è stata redatta usando 2 telefonini, 2 computer portatili, un iPad, un Tablet Android, un computer fisso… il tutto appoggiato a Dropbox che ha reso sostanzialmente indifferente quale device stessi usando.

Grazie a Giuliana, grazie a Pepe Moder che ci ha regalatyo una prefazione, grazie a tutti.

Speriamo che il libro funzioni. Ma, almeno per me, quello che ha avuto valore è stato mettermi alla prova, vedere se ci si sarebbe riusciti, quello che ho dovuto imparare e pensare, focalizzare durante il processo.

Il risultato spero sia un risultato che potrà essere utile a tanti e non diventare subito obsoleto, lavorando su strumenti di pensiero, non tecnologici.

E, comunque, è stato bello.

Ecco i link da dove potete capire qualcos’altro sul libro e comprarlo online (in versione cartacea, stay tuned per novità sull’ebook, di cui sapremo dirvi qualcosa spero a breve).