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Quanti sono*davvero* gli Internet User in Italia? 29 ottobre 2010

Posted by Roberto Venturini in Dati & Ricerche.
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Online, in Italia, 6 milioni di semi-analfabeti?

Fondamentale per le vostre presentazioni e strategie ;-)

Scusate l’autopromozione ma secondo me può davvero servire.

Se è vero che gli user in Italia sono un 40% della popolazione, se iniziamo a fare dei distinguo demografici, di livello di cultura e di alfabetismo, le percentuali cambiano radicalmente.

E di conseguenza anche la lettura in termini strategici di Internet.

Su Apogeo, oggi:

Il peso della rete in Italia, tutta la (mezza) verità

Su Internet, c’è meno di un italiano su due? O ci sono invece almeno 6 milioni di semianalfabeti collegati? Gli utenti si contano, però si pesano anche. Qualche numero da usare nelle vostre presentazioni.

Il processo del Social Media in Azienda – infografica 27 ottobre 2010

Posted by Roberto Venturini in Senza categoria.
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Bella illustrazione per spiegare graficamente a clienti (o studenti) come funziona il processo per “fare” Social Media in Azienda.

Categoria Eye Candy, anche, ma utile e ben fatta.

(Fonte: http://www.b2bento.com/infographic-quickstart-guide-to-social-media-for-business/ qui trovate anche la versione di grandi dimensioni e alta risoluzione…

ma io l’ho visto su http://marketingpersonale.blogspot.com/)

Il processo del Social Media in Azienda – infografica 27 ottobre 2010

Posted by Roberto Venturini in Senza categoria.
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Bella illustrazione per spiegare graficamente a clienti (o studenti) come funziona il processo per “fare” Social Media in Azienda.

Categoria Eye Candy, anche, ma utile e ben fatta.

(Fonte: http://www.b2bento.com/infographic-quickstart-guide-to-social-media-for-business/ qui trovate anche la versione di grandi dimensioni e alta risoluzione…

ma io l’ho visto su http://marketingpersonale.blogspot.com/)

 

Social Media for Business (ppt) 19 ottobre 2010

Posted by Roberto Venturini in Senza categoria.
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Non dice un gran che di nuovo ma lo dice bene e in modo sintetico ;-)

http://www.slideshare.net/PresentationAdvisors/social-media-for-business-5456817

In rete non conta che fai, conta chi sei? 15 ottobre 2010

Posted by Roberto Venturini in Senza categoria.
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L’esperienza quotidiana del mio (nostro?) lavoro di planner si scontra spesso con delle richieste apparentemente sensate da parte delle aziende. In questo periodo, in cui va di moda il socialmedia-coso, sono tipicamente richieste del tipo “mi studia un’operazione su… (Facebook, Foursquare, Twitter, quel che volete)?”. Ci sarebbe a questo punto da discutere che cosa succede quando chiedo “perché?”, ma lasciamo perdere. Ora, la richiesta è solo apparentemente ragionevole – o meglio, lo è se si sa cosa si chiede e quali sono le conseguenze.

Già mi immagino che qualche lettore sarà partito lancia in resta a scrivere un acidissimo commento che spiega all’imbecille (io) che i social non sono una moda, ma un fenomeno che cambia la nostra società eccetera eccetera.Vero.

D’altra parte sono anche una moda, cioè uno di quei fenomeni cui si aderisce acriticamente, magari senza comprenderli appieno. Ed ecco allora che escono queste richieste.Il modello sottostante è sempre lo stesso: l’azienda resta quello che è, non cambia filosofia, prodotti, modus operandi, non cambia il proprio modo di essere sul mercato e sopratutto non cambia il proprio modo di percepire e considerare i propri clienti/prospect. E non cambia la relazione con loro. Ma dato che va di moda e forse è un’opportunità per vendere di più, si tenta la carta del social-coso invece che di un’altra operazione più classica (che generalmente è molto più costosa).

Fare il social diventa quindi fare “una cosa social”. Che ci permetta di essere percepiti come social-contemporanei. Di spingere una promozione. Di dopare un programma di marketing. Il tutto, rigorosamente senza cambiare essenza. Un po’ come andare a baciare i bambini di fronte alle chiese e stringere la mano al parroco, senza far troppo mistero del proprio sostanziale ateismo di fronte agli elettori. Qualcuno o tanti ci possono anche cascare o stare consapevolmente a questo gioco. Che, essendo sostanzialmente una promozione, funziona generalmente nel breve periodo: i risultati sulla distanza si riassorbono senza aver lasciato risultati permanenti, con un impatto neutro o poco positivo sulla percezione della marca.

Non voglio dire che occorra essere integralisti, le aziende molte cose non le possono fare. Non possono, nel giro di periodi brevi, cambiare radicalmente la propria essenza, almeno non senza cacciare un sacco di gente e prendersi dei rischi notevoli, buttando nella spazzatura esperienze consolidate negli anni. Anche se magari funziona sempre meno, è rischioso buttare tutto quello che funziona per gettarsi in esperimenti in aree in cui la propria esperienza è zero. Specialmente ricordando che l’esperienza si fa solo commettendo errori. Errori che possono costare cari.

D’altra parte restare quel che si è non porta lontano, molte volte. Qualsiasi strada inizia con il primo passo. A volte con un balzo, ma c’è chi a saltare da fermo può anche rompersi una gamba. E tuttavia fare dei passi senza convinzione non porta lontano sulla strada. Di conseguenza, abbandonando la metafora un po’ tolkeniana, porta a dare ritorni insoddisfacenti per la propria operazione “Social” (del tipo apri, chiudi, e poi ce ne inventeremo un altra.. e tra una e l’altra ovviamente mettiamo in animazione sospesa il nostro rapporto sociale con il pubblico).

C’è da ragionare sul fatto che spesso le operazioni di Social che si fanno più sentire sono quelle in cui c’è un’azienda che ha un’immagine, una percezione particolare. Lo vedo su Twitter: quali sono le persone o meglio i personaggi che seguo più volentieri? Quelli che danno spunti utili, concreti (e quindi hanno il mio rispetto) o quelli che si sanno rivolgere al pubblico in una certa maniera (lo sapete già , i miei preferiti sono, tra gli altri, la Regina Rania, Dita VonTeese e da un po’ anche Jorge Lorenzo). La questione, in fondo non è essere social o non esserlo, ma è che tipo di azienda si è.
Date un’occhiata a che razza di linea aerea è Air New Zealand. Poi confrontatela con qualunque altro vettore aereo a vostra scelta. Oppure Cointreau, che ha scelto come testimonial proprio Dita VonTeese (così come ha fato l’acqua Perrier in Francia) e che apre anche un club privato per i suoi consumatori proprio da lei decorato.

Sono tutti esempi di aziende che sanno dare una percezione diversa, che in qualche modo vivono il proprio business e operano in modo diverso. Di conseguenza, quando fanno qualcosa, anche sui social media, godono facilmente di più attenzione – perché sono aziende interessanti, per cui vi sono pregiudizi positivi – si ritiene (ci si conta, si spera) facciano qualcosa di interessante. Che ci stupisca. Che ci gratifica quando diventiamo loro “fan” e ci schieriamo dalla loro parte viralizzando un messaggio.

Il che è molto diverso, da diventare fan di un’azienda neutra o un po’ polverosa che ha fatto l’ennesimo concorsino su Facebook.
Il problema è sempre lo stesso: nell’era dell’attention economy, della parità dei prodotti, della interscambiabilità delle offerte… “Do you have something interesting to say?” Che tradotto omofonicamente potrebbe essere  “hai qualcosa di interessante, in quello che sei”? ;-)

Audiweb Agosto: +14% rispetto al 2009 6 ottobre 2010

Posted by Roberto Venturini in Senza categoria.
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Ecco i soliti dati di Audiweb*, che cerco di integrare con qualche mio commento e una prospettiva storica che le loro press release non sempre danno.

Allora… gli italiani online sono 23,8 milioni, +14% rispetto ad agosto 2009. Agosto però è agosto… o no? A luglio erano sempre 23,8 milioni e a Giugno 23,7 milioni.

Ci si sta plafonando? Vedremo i dati di Settembre, resta il fatto che a Maggio 2010 erano sempre 23,8 milioni. Ad aprile erano 23,6.

Nel giorno medio troviamo circa 9,8 milioni di utenti attivi con un incremento del 19% su base annua.
A Luglio erano 10,8 milioni. Erano 11,7 a Giugno e Maggio 2010. Qui un calo estivo ci potrebbe stare tutto.

Il tempo speso al giorno è 1 ora e 22 minuti – mi sembra di individuare un certo trend di calo nel corso del tempo. Il numero di pagine viste… pure in calo; sono state 153 per persona rispetto ad un medione di circa 166 pagine dei mesi precedenti.

Altre info:
“Gli Italiani online sono principalmente adulti tra i 35 e i 54 anni (il 46,4% degli utenti attivi nel giorno medio) e hanno navigato in media per 1 ora e 19 minuti consultando 145 pagine per persona.

Sono 2 milioni i giovani tra i 25 e i 34 anni, ovvero il 21,8% degli utenti attivi nel giorno medio, che navigano per 1 ora e 35 minuti consultando in media media 185 pagine per persona.

Per quanto riguarda la distribuzione dell’utilizzo di internet nella settimana, anche nel mese di agosto si conferma una maggiore concentrazione nei giorni lavorativi (lunedì – venerdì) in cui si registra una media giornaliera di 10,4 milioni di utenti attivi, rispetto al fine settimana (sabato – domenica) in cui l’audience cala registrando 8,5 milioni di utenti attivi nel giorno medio.
Mentre l’uso del mezzo nelle diverse fasce orarie del giorno presenta una particolare attività a partire dal mattino. Infatti, nella fascia oraria 9:00 – 12:00 risultano online in media 4,2 milioni di utenti attivi con un dato abbastanza stabile fino alle ore 21 (4,7 milioni di utenti attivi nella fascia oraria 18:00 – 21:00) che si abbassa leggermente tra le 21:00 e la mezzanotte (3,9 milioni di utenti attivi).

Dettaglio sulle Aree Geografiche
Audiweb rileva che nel mese di agosto gli utenti attivi nel giorno medio sono 3 milioni dell’area Nord-Ovest (il 20,1% della popolazione di riferimento), 1,7 milioni dell’area Nord-Est (pari al 18,6%), 1,7 milioni del Centro (il 17,9%) e 3,1 milioni dell’area Sud e Isole (15,5%).”

Per confronti storici potete cercare su questo blog o su digital planner manifesto i miei post sui dati dei mesi precedenti, cercando “nielsen” o “audiweb”).

*Audiweb pubblica i dati di audience online del mese di agosto 2010 – la stima dell’utilizzo effettivo di internet da parte degli Italiani dai 2 anni in su che si collegano attraverso un computer da casa, ufficio e altri luoghi.

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