Ricerca Cisco: per i giovani, Internet è indispensabile come….


Cisco ha commissionato uno studio su Internet, che ha riguardato anche i giovani, specificamente studenti di college e giovani al primo impiego in 14 paesi del mondo.
Tra i risultati chiave emerge che Internet è considerato una risorsa fondamentale dell’uomo, come l’aria o l’acqua: un tool indispensabile di cui non si potrebbe più fare a meno. Oltre il 50% degli intervistati si è detto incapace di vivere senza Internet, che è ormai parte integrale della propria vita.
I Social Media sono in grado di influenzare fortemente i giovani, a volte più delle persone con cui si è in relazione “fisica”; un influenza che non può essere sottovalutata data la penetrazione elevatissima di questi ambienti sul target della ricerca.
Per loro la tecnologia più fondamentale sono i device mobili, con gli smartphone che si riconfermano essere sulla corsia del sorpasso ai PC. Device mobili che stanno portando seri colpi all’uso dei altri media, come la TV. Scarso il consumo di libri di carta, al di fuori dei testi scolastici.
Per i giovani che lavorano: sono praticamente tutti su Facebook. E il 70% è “amico” su FB dei propri capi. Con tutte le conseguenze di commistione tra vita privata e pubblica, personale e lavorativa che molti di noi già conoscono bene.
Maggiori informazioni sulla ricerca Cisco Connected World Technology Report 2011 le trovate qui.
E qui trovate anche l’ormai inevitabile infografica

Sade & Sade: come destabilizzare un planner


Il manualetto Sade&Sade, capitolo III: “come destabilizzare uno strategic planner”.

OK, è tempo di qualcosa di più light. Ogni tanto ci sta, leggete questo testo che spiega come fare esplodere un planner (il testo si focalizza sui planner “analogici” ma è facile intuire come la metodologia si potrebbe estendere anche ai planner digital).

Come dire, un approccio strategico :-)

Lo leggete qui. Divertente :-) http://www.mizioblog.com/?p=202

 

 

 

 

Perché su Facebook la gente abbandona le marche?


Vi segnalo un paio di post che raccontano di ricerche su Facebook – specificamente dei motivi per cui si fa  l’unlike alle marche, le si smette di seguire.

Premesso che già prendersi la briga di smettere di seguire una marca è un atto di interazione (rispetto a lasciare lì tutto e semplicemente ignorare i messaggi emessi dall’azienda) – il ragionamento più semplice da fare è che si smette di seguire quando si è rotto un meccanismo relazionale. Che forse non c’è mai stato.

Il caso classico è che abbiamo iniziato a seguire una marca per via di una promozione, un concorso. A seconda delle fonti, si stima che questo tipo di driver rappresenti tra un 40 e un 70% delle motivazioni per seguire una marca.

Per approfondimenti sul perché la ggente inizia a seguire le marche, leggete questo post di e-consultancy e questo di Mashable, che ha anche una bella infografica.

Finita l’operazione, cala l’interesse: il nostro driver era basato sull’avidità, era strumentale e funzionale. Della marca di per se’ ci interessa poco e niente, esserle fedeli ancora meno. Quindi si troncano i rapporti, quando fate un’altra promo fatemelo sapere (e come, se non ci segui più su FB?? – vedi alla voce fare adv su Facebook ha parecchio senso, se hai una promo).

L’altro caso classico è che l’azienda ha sbagliato la frequenza di comunicazione: ha postato troppo (rottura di scatole) o ha postato troppo poco (non hanno nulla da dire). O ha postato cose che a me non interessano.

Tutta roba di buon senso, errori che, in teoria, nemmeno un principiante farebbe… e che invece rappresentano la parte più consistenti dei motivi per cui il nostro rapporto social con la persona è fallito.

Possiamo dire che tutto il mondo è paese e che anche la fuori c’è tanta gente che ancora non ha capito (o voluto capire) com’è che si fa per bene.

Andando un po’ più in dettaglio, vi includo un paio di grafici tratti da due post di Allfacebook, che contengono link e sintesi di un paio di ricerche. Eccoli: post 1 e post 2. Dai post estrapolo le immagini chiave:

http://www.allfacebook.com/facebook-unlike-report-2011-09

Dal primo grafico si vede che la ragione principale è la mancanza di interesse. Vedi alla voce “Attention Economy” – siamo interessanti o siamo morti. Mancanza di interesse verso la marca (e qui ci sta un mondo di branding, di percezione….) o verso i suoi contenuti, e qui c’è da fare dei seri discorsi a chi questi contenuti li ha pensati – soprattutto dal punto di vista della strategia.

Il piano editoriale, la strategia dei contenuti, un po’ di lavoro da Digital Planner…. ma soprattutto mettersi nei panni dei propri lettori invece di essere autoreferenziali… vabbé, lasciamo stare.

Passiamo al secondo grafico:

http://www.allfacebook.com/report-your-fans-are-fair-weather-friends-2011-02

Stessa storia. Con in più un elemento di Information Overload: ho troppa roba sulla mia pagina, tolgo quella meno rilevante. E tu, cara marca, non sei relevant. Siamo interessanti o siamo morti.

E del resto ne abbiamo già parlato.

In arrivo un redesign di Facebook. Che cambierà il business?


E’ ufficiale – arriva un redesign del sito di Social più famoso del mondo. E quello che da’ più lavoro ad agenzie e mondo indotto.

Quindi un redesign, specialmente se – come annunciato – renderà più sticky il sito e migliorerà l’aspetto di fruizione dei contenuti, non può non interessarci. Aprendo probabilmente nuove strade, stradine o forse anche solo viottoli per comunicare marche e prodotti in modo diverso, più efficace?

Anche perché le novità dovrebbero essere significative, includendo il lancio di una “media platform”.

Nel’attesa del lancio, potete leggere questo articolo che da’ qualche indicazione.

E’ ora di piantarla con i Focus Group?


Segnalo questo interessante post, che evidenzia una serie di criticità e di rischi dei Focus Group.

Che basare decisioni critiche per il futuro di un’azienda limitandosi ad un paio di incontri con una decina di persone non fosse una buona idea, lo si sapeva già. Vedi alla voce “alla qualitativa deve seguire una quantitativa”. Ma vedi anche alla voce “i soldi per la quantitativa nn ci sono”.

Comunque questo post aggiunge legna al fuoco – da leggere prima di affidarsi ciecamente al sacro rito del Focus che tutti i dubbi dissipa e ci da’ l’illuminazione.

Uno degli argomenti forti non è tanto nella validità scientifica o meno dello strumento, quanto nell’impatto psicologico che hanno sui clienti – offrendo un bastone cui aggrapparsi per così dire, nella ricerca di una verità semplice. E spesso semplicistica. O male interpretata.

Ed ecco il link al post, da leggere:

http://neilperkin.typepad.com/only_dead_fish/2011/08/have-focus-groups-had-their-day.html

The Brandsphere: una bella infografica – ma è anche un tool


 

Ed ecco la Brandsphere, un’altra “infografica figa” da infilare nella propria ppt per stupire clienti, parenti, amici e conoscenti.

 

Al di là della grafica, un paio di concetti interessanti ci sono, specialmente la distinzione, sul fronte dei media, tra:

 

1. Paid: Digital advertising, banners, adwords, overlays

2. Owned: Created assets, custom content

3. Earned: Brand-related conversations and user-generated content

4: Promoted: in-stream or social paid promotions vehicles (e.g. Twitter’s Promoted products and Facebook’s Sponsored Stories)

5. Shared: Open platforms or communities where customers co-create and collaborate with brands. (e.g. Dell’s IdeaStorm and Starbuck’s MyStarbucksIdea.)

 

Scherzi a parte, può essere utile ed interessante per pensare ad un percorso di comunicazione integrato a partire dalla “Brand Story”.

Secondo me val la pena di rifletterci sopra qualche minuto.

 

Un po’ di approfondimento (e il link per scaricare l’immagine in più alta risoluzione) qui: http://www.briansolis.com/2011/08/new-inforgraphic-the-brandsphere-by-brian-solis-and-jess3/

Audiweb: dati utenti Internet italiani a Giugno 2011


Dati sulla diffusione dell’online in Italia e i dati di audience del mese di Giugno 2011 da Audiweb: ecco il solito e consueto aggiornamento, con qualche commento e un po’ di prospettiva storica.

Sono 35 milioni gli italiani che hanno a disposizione un qualche tipo di collegamento ad Internet, pari al 73% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con una crescita del 7,5%. Ma non vuol dire che questi lo usino: gli user veri sono molto meno.

Infatti a Giugno 2011 abbiamo 26,2 milioni di Italiani, dai 2 anni in su, che hanno navigato almeno una volta usando un PC. Rispetto a Maggio 2011 abbiamo un calo di 600.000 utenti, dato che erano 26.8 milioni. Ad Aprile erano 26.6 contro circa 26 milioni scarsi a Marzo 2011. A Febbraio erano 25.4 milioni, 25.8 milioni a Gennaio e 25 a Dicembre 2010.
Rispetto a Giugno 2010 la crescita è del 10.4%.

Il 62,3% delle famiglie italiane – 13,2 milioni – dichiara di avere un collegamento a internet da casa, con un incremento dell’11,3% su base annua

Nel giorno medio risultano online 13 milioni di utenti attivi, 1,3 milioni in più rispetto all’anno scorso (+11%). A Maggio 2011 erano 13,2 milioni , 13 milioni a Aprile 2011,a Marzo erano 13.3 milioni, a Febbraio 12,8 milioni, 12,6 a Gennaio, 12 milioni a dicembre 2010, 12,6 a Novembre 2010 (se poi volete farvi delle storiche più arretrate, fate un search su questo blog per “Audiweb” così recuperate i post precedenti e vi fate rapidamente una serie).

A Maggio 2011 hanno consultato 146 pagine trascorrendo in media 1 ora e 19 minuti al giorno per persona. A Giugno erano 1 ora e 17 minuti al giorno, a Aprile era 1 ora e 18′, a Marzo era 1 ora e 24′ al giorno, 1h 37’ a Febbraio, a Gennaio era 1h 40’.

Hanno visto a Maggio 155 pagine per persona, ad Aprile erano 158, a Marzo erano 174 pagine mentre erano in media 202 a Febbraio, a Gennaio 201 e a Dicembre 2010 erano 183.
C’è quindi un trend di calo nel numero di pagine viste e nel tempo passato in Rete.

In forte crescita l’accesso da mobile, +73,7% in un anno; con 8,3 milioni di Italiani che dichiarano di avere un cellulare con connessione a internet (e di questi un 63% ha acceduto alla Rete in qualche modo dal terminale mobile)

Di qui in poi sostanzialmente copio e incollo la press release – che scaricate da audiweb.it .

“Sono online nel giorno medio 5,8 milioni di donne (il 21,2% delle donne italiane dai 2 anni in su) e 7,2 milioni di uomini (il 26,3% degli uomini italiani dai 2 anni in su), con livelli di penetrazione più alti nella fascia d’età tra i 35 e i 54 anni (6 milioni, il 32,8% della popolazione della fascia d’età considerata) e tra i 25 e i 34 anni (2,7 milioni, il 35% della fascia d’età considerata).
Gli utenti attivi nel giorno medio tra i 18 e i 24 anni (1,3 milioni, il 30,5% della popolazione di riferimento) trascorrono più tempo in assoluto online, registrando 1 ora e 33 minuti di tempo speso nella navigazione e consultando in media 173 pagine per persona.

Il 65,2% delle famiglie con accesso a internet da casa dichiara di disporre di un collegamento veloce via ADSL/fibra ottica (8,6 milioni di famiglie con almeno un componente fino a 74 anni), con un abbonamento flat nel 94,9% dei casi (corrispondente a 8 milioni di famiglie con accesso via ADSL/fibra ottica).
Risulta, inoltre, particolarmente rilevante anche l’accesso attraverso le chiavette internet, che registra una crescita del 21,3% nell’ultimo anno (3,4 milioni di famiglie con accesso, il 25,6% dei casi).

Per quanto riguarda più in dettaglio l’accesso individuale, risulta che gli Italiani che possono accedere alla Rete da almeno uno dei luoghi considerati dalla ricerca (casa, ufficio, luogo di studio o altri luoghi in generale), attraverso pc o mobile, sono 35 milioni, pari al 72,8% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con una crescita del 7,5% su base annua.

Dichiarano di avere un accesso a internet da qualsiasi luogo e strumento il 74,9% degli uominie il 70,8% delle donne; in particolare i giovani tra gli 11 e i 17 anni (88,2% degli individui in questa fascia d’età), tra i 18 e i 34 anni (87,9%) e nella fascia più matura tra i 35 e i 54 anni (80,7%), di tutte le aree geografiche d’Italia con livelli di concentrazione simili nel Nord e nel Centro (circa 76%) ad eccezione dell’area Sud e Isole che presenta una percentuale più contenuta (67,5%).
Internet è principalmente tra i laureati (97,5%), tra gli imprenditori e liberi professionisti (97,3%),tra i dirigenti, quadri e docenti universitari (97%), tra gli impiegati e gli insegnanti (94,5%) e, soprattutto, tra gli studenti universitari (99,3% dei casi).

Analizzando indettaglio i luoghi e gli strumenti di accesso alla rete, rispetto al mese di giugno dello scorso anno si riscontra un incremento del 10,5% degli individui con accesso da pc da casa, con 33 milioni di Italiani nella fascia considerata dalla ricerca (pari al 68,6% dei casi).

Cresce del 10,3% l’accesso da altri luoghi come biblioteche/internet point e restano sostanzialmente in linea, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, l’accesso da luogo di lavoro/ufficio, che registra una crescita del 4,9% (con 9,2 milioni di italiani occupati, il 40,5% dei casi) e l’accesso da luogo di studio, che registra un incremento del 3,2% (con 3 milioni di Italiani, pari al 6,5% dei casi).

Continua la crescita della disponibilità di accesso da mobile, che, con 8,3 milioni di Italiani che dichiarano di avere un cellulare con connessione a internet, aumenta del 73,7% in un anno e del 13,2% solo nell’ultimo trimestre.
Indagando sulle attività effettuate attraverso il cellulare, risulta che il 63% di coloro che hanno un cellulare con accesso a internet dichiara di aver fatto almeno una delle attività legate alla navigazione su internet. Tra le attività più citate: navigare su internet (per il 52% dei casi), inviare/ricevere e-mail (il 28,6% dei casi), consultare motori di ricerca (il 28% dei casi), accedere ai social network (il 26,1%). Quote comprese tra il 10% e il 20% risultano per altre attività come scaricare applicazioni, consultare itinerari, mappe, il meteo, consultare siti di news, guardare video online, scaricare musica.
Chi può accedere a internet da cellulare dichiara di sostenere una spesa mensile dai 16 ai 30 euro nel 38,7% e di oltre 30 euro nel 26,5% dei casi per i servizi di telefonia mobile.