Ecco l’Indice. Strategia Digitale: il Manuale.


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Dato che un libro è un bene esperienziale (non sai se è stata una buona scelta o un bidone fino a quando non l’hai letto) posso provare a ridurre il rischio percepito – o meglio dare qualche elemento in più su cui basare la scelta, aiutandovi a capire se è quello che vi serve o no.

Un buon sistema può essere quello di pubblicare l’indice del libro.

Se poi vi interessa comprarlo, ecco un link comodo da cui farlo su Amazon: basta cliccare qui (dopo che avete letto l’indice e capito se vi serve davvero, ok?)

E dopo la breve pausa pubblicitaria, ecco a voi l’indice:

 

Prefazione

Introduzione

 

Parte Prima: Pensieri forti che cambiano il marketing

1.Come il digitale ha cambiato le persone, la società, i mercati

1.1 Da “I media siamo noi” a “L’evoluzione digitale della specie”

1.2 Come si informano gli italiani

1.3 La percezione della privacy

1.4 La pubblicità e gli utenti di Internet

1.5 Le implicazioni per il mercato

 

2. Ha senso parlare di “marketing digitale”?

2.1 Reinventare o rileggere il marketing e la comunicazione?

2.2 Che cosa non possiamo più fare come prima e perché

2.3 Dodici pensieri fondamentali per capire il digital marketing

2.4 C’era una volta “il sito aziendale”

2.5 Parlare a vs parlare con: la reciprocità

 

3. Come entra la comunicazione digitale nel nostro business

3.1 Il buy cycle

 

Parte Seconda: La strategia digitale     

4. Strategia: che cos’è, perché serve

4.1 Che cosa non è la strategia digitale?

4.2 Che cos’è la strategia digitale

 

5. Le risorse fondamentali nello sviluppo di una strategia digitale

5.1 I soldi

5.2 Il tempo

5.3 Le persone

5.4 In equilibrio

6. I limiti da superare

6.1 L’incertezza

6.2 L’integrazione e la sindrome da declinazione

6.3 Il punto di vista

7. Perché dovremmo avere successo?

7.1 Quali opportunità, quali problemi?

7.2 Perché dovrebbero sceglierci?

7.3 Perché dovrebbero darci attenzione?

7.4 Su quale insight sviluppiamo una comunicazione che tocchi davvero il target?

 

8. Il Metodo BOA2RD

 

9. Parliamo di influencer

9.1 Lavorare con gli influencer

Parte Terza: Creare una strategia, in pratica 

10. Il processo di costruzione di una strategia di comunicazione digitale: una traccia

10.1 Un modello di strategia. Da usare con cautela e intelligenza

10.2 La strategia è un documento vivente: scritto e semplice

10.3 Il template

10.4 L’indice del documento di strategia

10.5 Executive summary

10.6 A che punto siamo

10.7 Dove vogliamo andare

10.8 Gli obiettivi del piano

10.9 Risorse, must e budget

10.10 Il target

10.11 L’analisi della concorrenza

10.12 La ricerca di un insight

10.13 Articolare una strategia di comunicazione, trovare un’idea

10.14 Identificazione dei touchpoint

10.15 La strategia social

10.16 Il ruolo di intermediari, influencer, stakeholder: analizzare e intervenire

10.17 Contingency plan e “Piano B”

10.18 Cosa facciamo

10.19 Controllo e misurazione

10.20 Organizzazione e Governance

10.21 Feedback e ripartenza del ciclo

10.22 Allegati alla strategia

 

11. Mettere in opera la strategia

11.1 Superare l’ansia da prestazione

11.2 Il team

11.3 La necessità del supporto del management

11.4 La selezione dei fornitori

 

Parte Quarta: Considerazioni conclusive e raccomandazioni      

12.1 Keep it simple dovrebbe essere la parola d’ordine

12.2 Per mettere in pratica una strategia, il primo passo è scriverla, formalizzarla

12.3 Attenzione alle assumption: meglio avere dei numeri a supporto

12.4 Flessibilità: la strategia non è scolpita nel granito

12.5 Fail fast, fail cheap

12.6 Apprendere è una parola chiave

12.7 Brief e briefing sono importanti

12.8 La ciclicità della strategia

12.9 Il meglio è nemico del bene… e non potremo mai rispettare il template della strategia

12.10 Attenzione alle aspettative sui tempi

12.11 Creatività contro strategia

12.12 Si impara solo facendo

 

 

 

 

 

 

 

La pubblicità diventerà un “trailer” dell’online?


Qual’è il rapporto tra online e adv “above the line”? Quali sono i ruoli tra spot e online?
Chi tira la volata a chi?
Riprendo e aggiorno un mio articolo di qualche tempo fa, perchè il tema è sempre più di attualità.
La TV non è morta, ma le emittenti non stanno bene
E’ evidente che è in corso una profonda riflessione sul rapporto tra advertising classico e internet.
Non si possono trarre conclusioni massimalistiche tipo «l’advertising è morto» dato che, tra l’altro, un sacco di italiani non sono ancorasu Internet e non usano i social. E anche se la TV fa ancora audience robuste, non è un segreto per nessuno che la raccolta pubblicitaria fa dei gran brutti numeri.
Advertising e Drive to Web
Buona parte della comunicazione pubblicitaria delle aziende racconta storie di prodotti oppure storie di marca.
Ora, sempre più, quando si lavora con le aziende e nelle agenzia, il mantra ricorrente è il “drive to web”. Il che significa fare della comunicazione il cui compito primario sia portare la gente ad approfondire il messaggio online.
La cosa ha molto senso. I limiti di tempo, spazio e costi imposti dalla pubblicità tradizionale pongono limitazioni altrettanto severe alle pubblicità e alle narrazioni che si possono fare.
Chi ha lavorato in pubblicità sicuramente ha più di un caso in testa, in cui i creativi hanno tirato fuori una bellissima storia, emotiva e coinvolgente, brand building e memorabile… ma che funzionava solo tagliata in un filmato di un minuto e mezzo, quando il limite televisivo è ormai invalicabilmente di 30 secondi, meglio 20″. Idealmente 5″. E quella storia, a trenta secondi sapeva di poco.
Guardate l’esempio di Heineken “The Entrance”. Confrontate il 30” andato in TV con la versione integrale andata su YouTube e che in tv non ci sarebbe mai potuta andare.
L’arrivo di Internet ha dato ai comunicatori la possibilità di avere un luogo dove mettere in onda la versione lunga, quella giusta, il director’s cut. Bastava solo trovare un modo di farlo sapere ai teleutenti. E di qui il drive to youtube. La tv come trailer della versione bella.
Ma la comunicazione non è solo filmati emozionanti, è informazione, è engagement, è tante altre cose che nella caja tonta si trovano troppo strette. Mentre la non scatola ha uno spazio infinito per parlare, per discutere e dialogare, per fare informazione, fare servizio, permettere l’acquisto.
Da supporto a media principale?
Quello che una volta era il “…e poi mettiamo nell’annuncio anche l’indirizzo del sito”, si è trasformato: l’online che era accessorio in molti casi si è trasformato nell’obiettivo, nella spiaggia su cui far sbarcare le truppe dei potenziali clienti.
Sia esso un sito o minisito, un blog o un attività social. Di qui una rivoluzione: se per anni abbiamo fatto attività online che facevano letteralmente schifo, in quanto impossibili “adattamenti” al web di campagne televisive intraducibili, ora come minimo andiamo verso concetti media neutral, media agnostic o chiamateli come volete; concetti che partono da un idea, non da un mezzo, e che per essere approvati devono anzi dimostrare di essere capaci di funzionare su tutti i mezzi, in primis l’online.
La brutta bestia della misurazione 
A complicare la faccenda, alza la testa la vecchia bestia: la misurazione dei risultati.
Con la notevole eccezione dei comunicatori del direct marketing, pronti persino a farsi pagare a success fee (mi paghi sulla base dei risultati concreti che ti porto), il pubblicitario si è per anni trincerato dietro il fatto che tali e tanti erano i fattori che influenzavano il successo del prodotto… che anche la pubblicità migliore del mondo ( di certo la sua) poteva floppare a causa di errori fatti dal cliente su altri fronti.
Di qui una sorta di deresponsabilizzazione, visto anche che l’efficacia della pubblicità sulle vendite è sempre stata molto mal misurabile. E il parametro del successo erano i premi vinti, assegnati a creativi da altri creativi – e non il temutissimo Roi.
Ora, pur con tutte le distorsioni del caso, l’online è molto più misurabile e specialmente in tempi di crisi, le aziende si sono fatte molto più schizzinose rispetto al tema di pagare senza poter misurare.
C’è quindi chi sostiene che in un futuro tutto l’advertising non sarà che un trailer (magari molto bello ma un trailer) di un’attività online.
Leggiamo questo articolo e riflettiamo, specialmente perché è scritto da una persona di peso all’interno di un’azienda pubblicitariamente di peso come Pepsi Cola. Che fa considerazioni di buon senso e intelligenza. Magari non applicabili all’universo dei consumatori. Ma a molti (e a quelli che contano) sì.

Parliamo di brief con un vecchio articolo


Recentemente mi è capitato di scrivere un articolo sul tema dell’importanza di dare un brief per un’operazione di marketing digitale.

E allora mi è venuto in mente uno dei miei primi articoli… pubblicato anni e anni fa su Web Marketing Tools. Secondo me ancora valido.

E allora lo risistemo e lo ripubblico qui. Magari serve.

Messaggio promozionale: naturalmente, dato che io sono un consulente e mi occupo di queste cose, se avete bisogno di una mano per scrivere (o per ripondere a) un brief, proviamo a parlarne insieme…

Il briefing per internet

Il processo di passaggio delle richieste ed informazioni alle persone che dovranno sviluppare un sito (o un qualsiasi altro progetto) si chiama briefing.

Questo processo si basa su un documento chiave chiamato brief.

L’importanza del briefing

Lo sviluppo di un brief è uno step molto importante nello sviluppo di un sito web – sia che il lavoro venga delegato ad una web agency, sia che venga sviluppato internamente dall’azienda.

Quando si passa l’informazione a chi realizzerà il sito, il brief serve a far capire esattamente che cosa vogliamo e sopratutto di che cosa abbiamo bisogno.

E serve ad assicurarsi che lo sviluppatore abbia capito e non si perda tutti tempo lavorando su strade sbagliate per colpa di una cattiva comunicazione.

Ma, più di ogni altra cosa, il brief serve ad certificare che l’azienda abbia le idee chiare su cosa intende fare su Internet ed abbia provveduto a sviluppare un  adeguato pensiero strategico, procedendo ad una sistematizzazione degli obiettivi e delle risorse necessarie.

Prima la strategia, dopo il brief

E’ dunque indispensabile che l’azienda abbia esaminato, definito e condiviso al suo interno tutti gli elementi di fondo del progetto prima della riunione di briefing.

E’ indispensabile arrivare al meeting con le idee chiare, con una strategia  scritta, con tutti i materiali di background che possono essere utili.

Non tutte le aziende sono però in grado di sviluppare una strategia di Internet  Marketing in modo approfondito ed efficiente – in questi casi sarà particolarmente utile appoggiarsi ad una struttura esterna di consulenza in grado di aiutare l’azienda (e di far risparmiare molti più soldi di quanto costi).

Il documento di Base: il Brief    

Tutto il processo di sviluppo strategico si condensa in un documento fondamentale, il vero e proprio strumento di base del briefing – il cosiddetto brief.

In questo documento sono riassunti gli obiettivi del progetto, ciò che l’azienda si attende dallo sviluppatore e tutti gli elementi utili perchè quest’ultimo possa operare in modo efficace, avendo ben compreso cosa richiede l’azienda.

Le regole del brief

Il documento di brief deve contenere le informazioni e le richieste che l’azienda passa a chi dovrà eseguire il lavoro.

Deve essere completo ma, possibilmente, non contenere informazioni inutili.

Deve essere chiaro  e discusso in riunione con le persone che dovranno lavorare sul progetto, in modo da eliminare fraintendimenti e perdite di tempo.

Una traccia di brief

Nella pratica della pubblicità da anni si utilizzano moduli che semplifichino il processo di sviluppo del brief.

In questo articolo esamineremo l’indice di un modello di brief che ho sviluppato ad hoc per Internet e che uso da anni per i miei clienti, con ottimi risultati.

L’indice del brief

In linea di massima possiamo adottare un modello di brief basato su 10 argomenti, specificamente:

 

  1. Obiettivi del progetto (e richieste dell’azienda committente)

 

  1. Informazioni sull’azienda

 

  1. Informazioni sul mercato

 

  1. Obiettivi e strategie dell’azione Internet

 

  1. Informazioni sul target

 

  1. Informazioni sul prodotto / servizio da promuovere, supportare…

 

  1. Informazioni sulla concorrenza

 

  1. Informazioni sulle altre attività di comunicazione dell’azienda

 

  1. Budget a disposizione e vincoli

 

  1. Organizzazione e responsabilità del progetto (o delle sue parti)

 

Se è difficile, meglio farsi aiutare

Se la traccia è semplice, non sempre è semplice compilarla, specialmente se l’azienda non è abituata a pensare in termini di marketing, se non dispone di informazioni sufficienti sui target e mercati o se non possiede gli skills per lo sviluppo di documenti di strategia.

Trovarsi in difficoltà nella compilazione del brief può essere il sintomo di un problema più generale e grave, di una mancanza di chiarezza nel progetto o della mancanza di una strategia solida.

Come già anticipato, è in questi casi raccomandabile un aiuto esterno, per impostare il progetto in modo efficace e senza incorrere in dispersioni di denaro e perdite di tempo derivanti da un’impostazione inadeguata del progetto Internet.

Nel caso che il sito sia sviluppato “in proprio”…

Sviluppare un documento di brief è fondamentale anche se il sito ve lo fate da soli.

Datevi comunque un brief. Formalizzate dove volete andare. Quali difficoltà superare, e quali opportunità potete cogliere con Internet.

Scrivere un brief costringe a pensare o a ripensare alla propria situazione, alla propria strategia sul web, alle proprie necessità.

Obbliga a formalizzare e a rendere molto più oggettive quelle che possono essere impressioni ed idee estremamente soggettive ed istintive. E permette quindi di impostare il processo di sviluppo in una maniera molto più solida e produttiva.

 

Due riflessioni su SkyGo – la TV mobile di Sky


Come avrete probabilmente visto, anche in Italia Sky sta spingendo parecchio su SkyGo, l’applicazione mobile gratuita (ma solo per gli abbonati Sky) che permette di avere una selezione di canali Sky in streaming mobile su PC, Tablet e iPhone.
Altri hanno già parlato dell’app in se’ (e non è nelle corde di questo blog fare recensioni tecnologiche). Quello che ho capito dalla presentazione cui ho assistito e che mi sembra interessante è…
a) Si conferma che la TV sembra sempre più destinata ad essere una faccenda di contenuti più che non di device. Con l’idea di fruire dei contenuti che interessano nel modo più pratico secondo il proprio contesto.
Quella di SkyGo dovrebbe essere l’inizio di un percorso che coinvolgerà molti schermi e molte modalità di fruizione della TV.
b) Di conseguenza, se la cosa avrà successo (e mi risulta che i download dell’applicazione siano stati un numero elevato, da vedere quanto sarà usata regolarmente) c’è da farsi domande sull’impatto sulla banda mobile disponibile… anche se si deve riflettere che probabilmente il vero campo applicativo della TV mobile sarà in ufficio o a casa, via WiFi – anche per i costi di connessione del 3G…
A margine da considerare il fattore rischio della connessione mobile: se la si usa in 3G e la cella è satura, la gente capirà che “la colpa” è dei provider telefonici o se la prenderà con Sky? (comunque l’app ha un sistema per adattare la qualità dell’immagine alla banda disponibile…)
c) Ancora più interessante è però il fatto che la fruizione ad personam apre strade interessanti per il mondo della pubblicità personalizzata sulla TV – di cui avevo già tanto tempo fa parlato quando si rifletteva solo sulla TV via IP, quindi tendenzialmente in ambito domestico.
La possibilità di sapere chi sta guardando cosa, magari accedere al suo profilo (d’altra parte è un cliente, di cui si ha una storia…) e incrociare tutto questo con la sua posizione geografica…a naso vedo interessanti potenzialità di sperimentazione.
Al momento non è comunque ancora prevista la vendita degli spazi su SkyGo in modalità separata dalla vendita su Sky vero e proprio. Ma chissà… se la macchina gira, possiamo aspettarcelo.
Certo è che, con gli ingenti investimenti in tecnologia che hanno dovuto fare (inclusi i servizi di distribuzione dei dati…) si aspettano di trasformare quest’operazione da un costo a una fonte di extra profitti in tempi… brevi? Ragionevoli? Prima o poi?
d) L’app è gratuita.. per i clienti Sky. Che possono vedere (solo) i canali dei bouquet cui sono abbonati.
Evidentemente, coi tempi che corrono, chiedere dei soldi extra ai clienti non è cosa… per cui ci si è focalizzzati a dare, allo stesso costo totale, un valore aggiunto ai clienti – anche per tenerli stretti e fidelizzati (anche difensivamente verso il Digitale Terrestre).
Da capire se un giorno passerà a pagamento (a loro evidentemente piacerebbe) e/o se si aprirà in qualche modo ai non clienti Sky. Ipotizzando offerte “light” o di prova… usando anche SkyGo come sampling dell’abbonamento televisivo, senza complessità di acquisizione di nuovo hardware (decoder) per provarlo in TV.
e) Di sicuro da seguire con attenzione cosa succederà durante le Olimpiadi – e l’impatto che poterle vedere in mobilità avrà sull’audience (e sull’acquisto del pacchetto sport sulla TV); dato che questo è proprio il classico evento che, per gli appassionati, ha il forte limite degli orari che non sempre si sovrappongono bene con gli impegni lavorativi. Recuperando quindi, con il mobile, audience difficili da fare sulla TV.
f) L’entrata dei device mobili andrà a incasinare ulteriormente i meccanismi di monitoraggio delle audience televisive; Auditel ormai mostra serissimi limiti di tracciare bene il consumo televisivo, specialmente sui “new media”.
g) Da notare la forte sovrapposizione tra possesso di Sky e di device tecnologici. Il 73% circa dei loro abbonati ha l’HD televisivo e l’83% ha un PC in casa.
h) Di qui alla TV interattiva vera e propria, il passo è breve. O forse lunghissimo (io è da una quindicina d’anni che ci studio – avendo partecipato anche a progetti di ricerca europei come AMUSE).
Che la TV possa diventare interattiva, lo sappiamo tutti, Come ciò debba essere fatto e come (ma anche se) la gente è disposta ad usare la TV interattiva… è ancora tutto da capire. Attendiamoci qualche sperimentazione, direi. Magari partendo da “companion app” molto social media, tipo quella realizzata per X-Factor che, devo dire, non era niente male.
Altro degno di nota:
- il fatto che la piattaforma SkyGo potrebbe essere potenzialmente essere aperta a canali di terzi, chissà.
- scordatevi di usarla all’estero. Con l’eccezione dei contenuti prodotti da loro (in primis Sky TG 24) non hanno (ovviamente) i costosi diritti per diffondere fuori dall’Italia i contenuti televisivi, quindi bloccano l’accesso ai canali dall’estero…

Dati udience Internet Italia Audiweb Dicembre 2011 + anno


Dal vostro Digital Planner preferito (?) i dati sulla diffusione dell’online in Italia: dati di audience del mese di dicembre 2011 da Audiweb .

Ecco il solito e consueto aggiornamento mensile, con qualche commento e un po’ di prospettiva storica – con un confronto di dati che non trovate facilmente altrove ;-).

In particolare vi metto i dati mensili per tutto il 2011, se volete farvi grafici e statistiche.

 

Ecco le medie annuali:

Il 2011 ha registrato un valore medio di audience online di 26,4 milioni di utenti nel mese e 12,7 milioni nel giorno medio, con un incremento rispetto al 2010 del 10,7% sull’audience online nel mese e del 9,9% nel giorno medio. Nel 2011, gli utenti hanno speso online 1 ora e 23 minuti nel giorno medio, consultando 164 pagine viste.

 

Quanti siamo online a Dicembre 2011? a dicembre 2011 l’audience online è rappresentata da 27,2 milioni di Italiani (+5,5% rispetto a dicembre 2010) dai 2 anni in su che hanno navigato almeno una volta attraverso un PC. A novembre eravamo 27 milioni ma più che una crescita è stato un parziale recupero rispetto ai 27.3 di Ottobre. In precedenza eravamo…a  Settembre 27 milioni, ad Agosto 26 milioni, a Luglio e Giugno 26,2, a Maggio 26.8 milioni. Ad Aprile erano 26.6 contro circa 26 milioni scarsi a Marzo 2011. A Febbraio erano 25.4 milioni, 25.8 milioni a Gennaio.

 

La crescita su base annuale: l’8,3% in più rispetto all’anno precedente, un po’ più bassa dei periodi precedenti.

 

Da notare che Audiweb rileva 35.8 milioni di italiani che hanno a disposizione un accesso Internet di qualche tipo, ma solo 27,2 che l’hanno usato davvero a Dicembre. Ovvero un 24% di quelli che potevano usare Internet non l’ha fatto…

 

Quanti italiani trovo online nel giorno medio? 

Qui invece il dato scende nettamente – ma teniamo conto dell’effetto “Vacanze di Natale”. Nel giorno medio troviamo infatti 12,7 milioni di italiani online  contro i 13,4 milioni di utenti attivi di Novembre e i 13 di Ottobre. A Settembre ne trovavo 12,9 ad Agosto erano 10,7.

 

Siamo tornati a livelli di uso simili a quelli della scorsa estate: a Luglio 2011 erano 12,2 milioni, 13 milioni a Giugno, a Maggio erano 13,2 milioni, 13 milioni a Aprile. A Marzo erano 13.3 milioni, a Febbraio 12,8 milioni, 12,6 a Gennaio. (se poi volete farvi delle storiche più arretrate, fate un search su questo blog per “Audiweb” così recuperate i post precedenti e vi fate rapidamente una serie).

 

Quanto si sta online, ogni giorno? 

Relativamente stabile la permanenza su Internet – a Dicembre 1 ora e 18 minuti, contro Novembre che valeva 1h 23’;  Ottobre a 1 ora e 21 minuti al giorno, mentre a Settembre era 1 ora e 22’ e 1 ora e 18 minuti a Agosto.

Da inizio anno il tempo passato online è sceso notevolmente, con un trend tutto in discesa. Ecco i dati precedenti: Luglio 1h 13′, Giugno 1h 19′, Aprile 1h 18′, Marzo 1 h 24′ al giorno, 1h 37’ a Febbraio, a Gennaio era 1h 40’.

Vedremo se a Gennaio 2012 ci sarà un nuovo rimbalzo.

 

Quante pagine si vedono? 

Leggero calo natalizio nel breve per le le pagine viste, a Dicembre sono state 152 al giorno, contro un Novembre (come ad Ottobre 2011) dove gli utenti Internet italiani hanno visto 160 pagine per persona, rispetto alle 171 di Settembre e le 155 di Agosto.

 

A Luglio le pagine viste erano 128, a Giugno 146, a Maggio 155, ad Aprile erano 158, a Marzo erano 174 pagine mentre erano in media 202 a Febbraio, a Gennaio 201 e a Dicembre 2010 erano 183.

 

Vanno forte i cellulari – e 949.000 tablet

La disponibilità di accesso da cellulare cresce del 55,4%, con 9,7 milioni di persone che dichiarano di accedere a internet da cellulare, il 20,2% dei casi.

Ed ecco un numero sui tablet connessi: sono nelle mani di 949 mila Italiani.

 

 

 

L’accesso a internet da cellulare è disponibile per il 23,2% degli uomini e il 17,2% delle donne, principalmente tra gli 11 e i 34 anni (33,7% nella fascia 11-17 anni e 34% nella fascia 18-34 anni). Gli individui che dichiarano di avere un accesso a internet via mobile rispondono a un profilo più elevato: il 46,9% dei dirigenti, quadri e docenti universitari, il 40% degli imprenditori e liberi professionisti, il 41% degli studenti universitari, il 35,9% degli studenti delle scuole medie e superiori e il 36,2% dei laureati.

 

Tra le attività più citate da chi dichiara di accedere a internet da cellulare: navigare su internet (il 53,2% dei casi), inviare/ricevere e-mail (il 29,9% dei casi), consultare motori di ricerca (28,3%), accedere ai social network (26,7%), scaricare e utilizzare applicazioni (20,2%). Quote comprese tra il 10% e il 20% per altre attività, come consultare itinerari, mappe, il meteo, consultare siti di notizie, guardare video online.

 

 

Segmentazione per sesso e età (macro): è ormai quasi raggiunta la parità dei sessi.

 

Hanno un accesso a internet da qualsiasi luogo e strumento il 76,2% degli uomini e il 72,8% delle donne (attenzione: avere accesso è un potenziale, non implica che poi lo usino davvero… se confrontate i dati vedete che sono 35.8 milioni gli italiani che hanno l’accesso a disposizione, rispetto ai 27,2 che l’hanno effettivamente usato a Dicembre).

 

I giovani ci sono ormai quasi tutti: tra gli 11 e i 17 anni  ha a disposizione un accesso il 90,6% degli individui. Molto connettibili anche i 18-34 anni (88,9%) e nella fascia più matura tra i 35 e i 54 anni sono all’ 82,6%

 

Aree geografiche d’Italia: livelli di concentrazione simili nel Nord e nel Centro (quasi 78%) ad eccezione dell’area Sud e Isole che presenta una percentuale più contenuta (68%).

 

L’accesso a internet si conferma ampiamente diffuso tra tutti i profili socio-demografici, registrando una concentrazione quasi assoluta tra i profili più alti in termini di istruzione e condizione professionale. Dichiara di accedere a internet da qualsiasi luogo e strumento il 99,3% dei dirigenti, quadri e docenti universitari, il 98,1% degli imprenditori e liberi professionisti, il 95% degli impiegati e insegnanti, l’82,3% dei lavoratori indipendenti (categoria che raggruppa i negozianti, esercenti, agenti di commercio, tassisti), il 75,7% degli operai. Tra i non occupati, internet è soprattutto tra gli studenti universitari (99,3% dei casi), gli studenti di scuole medie e superiori (92,1%) e chi è in cerca di prima occupazione (86,3%).

 


Di qui in poi sostanzialmente copio e incollo il resto della press release e le tabelle:

 

Questo mese, insieme ai dati di audience online, Audiweb pubblica Audiweb Trends**, l’aggiornamento trimestrale della Ricerca di Base, da cui emerge una crescita costante della diffusione dell’online in Italia.

Infatti, dai dati cumulati del 2011, risultano 13,5 milioni le famiglie con un accesso a internet da casa attraverso almeno uno dei device considerati dalla ricerca (pc di proprietà, pc aziendali, televisori), il 63,7% delle famiglie con almeno un componente fino a 74, con una crescita del 7,8% rispetto al 2010.

 

La maggior parte delle famiglie che dichiarano di avere un accesso a internet da casa, dispone di un collegamento veloce via ADSL/fibra ottica (67,6% dei casi), con una crescita dell’11,5% rispetto al 2010. La Banda Larga, infatti, risulta essere nelle case di 9,130 milioni di famiglie italiane, con il 95,1% dei casi, corrispondente a 8,7 milioni di famiglie, che dispone abbonamento flat. Risulta rilevante anche l’accesso attraverso le chiavette internet, disponibili nel 25% dei casi corrispondente a 3,4 milioni di famiglie italiane (+13,2%)

 

Estendendo i dati di diffusione dell’online agli individui, risultano 35,8 milioni gli Italiani che possono accedere alla Rete da almeno uno dei luoghi considerati (casa, ufficio, luogo di studio o altri luoghi in generale) attraverso PC o cellulare, il 74,5% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con un incremento del 6,9% rispetto al 2010.

 

Rispetto al 2010, si riscontra una crescita costante di tutte le situazioni di accesso alla rete. Infatti, analizzando in dettaglio la disponibilità di accesso a internet dalle singole location esaminate, risulta in crescita dell’8% la disponibilità di accesso da casa attraverso computer, con 33,8 milioni di individui tra gli 11 e i 74 anni (il 70,3% dei casi), così come cresce del 21,3% l’accesso da luogo di studio disponibile per con 3,5 milioni di individui (7,4% dei casi) e l’accesso da altri luoghi (internet point, biblioteche, ecc.) che cresce del 41%, con 2,6 milioni di individui (5,5% dei casi), mentre si mantiene stabile, +1%, l’accesso da luogo di lavoro/ufficio, disponibile per 9 milioni di italiani occupati (il 40,3% degli italiani occupati).

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Legenda Utenti attivi nel giorno medio (Reach Daily) = fruitori per almeno un secondo del mezzo (Brand/Channel) nel giorno medio del periodo selezionato. Utenti attivi (Reach) = fruitori per almeno un secondo del mezzo nell’intero periodo di durata della rilevazione. Connessi: individui +2 che hanno accesso potenziale a Internet. Popolazione: individui + 2 anni (per quanto riguarda gli individui +74 anni, si fa riferimento esclusivamente agli individui che vivono in nuclei familiari dove c’è almeno un componente tra gli 11-74 anni). Popolazione di riferimento: in alcuni casi viene proposta la proiezione dei dati sulla popolazione di riferimento al fine di dare un’idea della percentuale di concentrazione del fenomeno nel segmento di riferimento. Ad esempio, tabella “Internet audience – Donne / Fasce d’età”, popolazione di riferimento = totale popolazione femminile +2 anni. Si prega di citare nella diffusione dei dati Audiweb elementi tecnici quali: la fonte, il nome del report, l’universo di riferimento e le date di rilevazione. Audiweb Audiweb è il soggetto realizzatore e distributore dei dati sulla audience online. Il suo obiettivo primario è fornire informazioni oggettive e imparziali al mercato, di carattere quantitativo e qualitativo, sulla fruizione del mezzo Internet e sui sistemi online utilizzando opportuni strumenti di rilevazione. Audiweb è un Joint Industry Committee guidato dal Presidente Enrico Gasperini e composto da tutti gli operatori del mercato: Fedoweb, associazione degli editori online; UPA Utenti Pubblicità Associati, che rappresenta le aziende nazionali e multinazionali che investono in pubblicità; e Assap Servizi, l’azienda di servizi di AssoComunicazione, associazione delle agenzie e centri media operanti in Italia.

Perché i numeri su Internet mi fanno molta paura


http://www.flickr.com/photos/ssoosay/

(Riposto anche qui questo mio filmato, trattandosi di un tema, quello dei numeri, che dovrebbe essere di elevato interesse, per i Planner…)

Normalmente sono molto restio a pubblicare video di me medesimo – questa volta comunque lo metto, dato che credo mi sia riuscito bene spiegare perché parlare di numeri sui Social Media mi terrorizza.

 

Per chi non vuole guardarsi questi 4 minuti: il mio pensiero è che i numeri sono utili, ma solo se sono un po’ sofisticati. O molto sofisticati.

 

I numeri superficiali non ci dicono in realtà niente, distolgono le aziende dal concentrarsi su obiettivi e relazioni, su sperimentare e fare marketing… ipnotizzate dalla gara ad avere più fan del concorrente.

 

Spero che possa essere uno spunto interessante e magari aiutare qualcuno a far vedere un po’ di luce al solito cliente che lavora per far crescere un grafico, non per fare dei risultati di business ;-)

 

BTW date anche un’occhiata a quanto d’altro è stato detto nel convegno CPM vs Like, ci sono state tante cose interessanti. Ad esempio qui Mondadori ci parla di risultati sui Social : http://www.youtube.com/user/SettComm#p/u/9/mR19_fpNaCE e qui, si parla Secretary.it che è una bella cosa : http://www.youtube.com/user/SettComm#p/u/10/5_0yC0WzA7E

 

Ricerca Cisco: per i giovani, Internet è indispensabile come….


Cisco ha commissionato uno studio su Internet, che ha riguardato anche i giovani, specificamente studenti di college e giovani al primo impiego in 14 paesi del mondo.
Tra i risultati chiave emerge che Internet è considerato una risorsa fondamentale dell’uomo, come l’aria o l’acqua: un tool indispensabile di cui non si potrebbe più fare a meno. Oltre il 50% degli intervistati si è detto incapace di vivere senza Internet, che è ormai parte integrale della propria vita.
I Social Media sono in grado di influenzare fortemente i giovani, a volte più delle persone con cui si è in relazione “fisica”; un influenza che non può essere sottovalutata data la penetrazione elevatissima di questi ambienti sul target della ricerca.
Per loro la tecnologia più fondamentale sono i device mobili, con gli smartphone che si riconfermano essere sulla corsia del sorpasso ai PC. Device mobili che stanno portando seri colpi all’uso dei altri media, come la TV. Scarso il consumo di libri di carta, al di fuori dei testi scolastici.
Per i giovani che lavorano: sono praticamente tutti su Facebook. E il 70% è “amico” su FB dei propri capi. Con tutte le conseguenze di commistione tra vita privata e pubblica, personale e lavorativa che molti di noi già conoscono bene.
Maggiori informazioni sulla ricerca Cisco Connected World Technology Report 2011 le trovate qui.
E qui trovate anche l’ormai inevitabile infografica

Audiweb: dati utenti Internet italiani a Giugno 2011


Dati sulla diffusione dell’online in Italia e i dati di audience del mese di Giugno 2011 da Audiweb: ecco il solito e consueto aggiornamento, con qualche commento e un po’ di prospettiva storica.

Sono 35 milioni gli italiani che hanno a disposizione un qualche tipo di collegamento ad Internet, pari al 73% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con una crescita del 7,5%. Ma non vuol dire che questi lo usino: gli user veri sono molto meno.

Infatti a Giugno 2011 abbiamo 26,2 milioni di Italiani, dai 2 anni in su, che hanno navigato almeno una volta usando un PC. Rispetto a Maggio 2011 abbiamo un calo di 600.000 utenti, dato che erano 26.8 milioni. Ad Aprile erano 26.6 contro circa 26 milioni scarsi a Marzo 2011. A Febbraio erano 25.4 milioni, 25.8 milioni a Gennaio e 25 a Dicembre 2010.
Rispetto a Giugno 2010 la crescita è del 10.4%.

Il 62,3% delle famiglie italiane – 13,2 milioni – dichiara di avere un collegamento a internet da casa, con un incremento dell’11,3% su base annua

Nel giorno medio risultano online 13 milioni di utenti attivi, 1,3 milioni in più rispetto all’anno scorso (+11%). A Maggio 2011 erano 13,2 milioni , 13 milioni a Aprile 2011,a Marzo erano 13.3 milioni, a Febbraio 12,8 milioni, 12,6 a Gennaio, 12 milioni a dicembre 2010, 12,6 a Novembre 2010 (se poi volete farvi delle storiche più arretrate, fate un search su questo blog per “Audiweb” così recuperate i post precedenti e vi fate rapidamente una serie).

A Maggio 2011 hanno consultato 146 pagine trascorrendo in media 1 ora e 19 minuti al giorno per persona. A Giugno erano 1 ora e 17 minuti al giorno, a Aprile era 1 ora e 18′, a Marzo era 1 ora e 24′ al giorno, 1h 37’ a Febbraio, a Gennaio era 1h 40’.

Hanno visto a Maggio 155 pagine per persona, ad Aprile erano 158, a Marzo erano 174 pagine mentre erano in media 202 a Febbraio, a Gennaio 201 e a Dicembre 2010 erano 183.
C’è quindi un trend di calo nel numero di pagine viste e nel tempo passato in Rete.

In forte crescita l’accesso da mobile, +73,7% in un anno; con 8,3 milioni di Italiani che dichiarano di avere un cellulare con connessione a internet (e di questi un 63% ha acceduto alla Rete in qualche modo dal terminale mobile)

Di qui in poi sostanzialmente copio e incollo la press release – che scaricate da audiweb.it .

“Sono online nel giorno medio 5,8 milioni di donne (il 21,2% delle donne italiane dai 2 anni in su) e 7,2 milioni di uomini (il 26,3% degli uomini italiani dai 2 anni in su), con livelli di penetrazione più alti nella fascia d’età tra i 35 e i 54 anni (6 milioni, il 32,8% della popolazione della fascia d’età considerata) e tra i 25 e i 34 anni (2,7 milioni, il 35% della fascia d’età considerata).
Gli utenti attivi nel giorno medio tra i 18 e i 24 anni (1,3 milioni, il 30,5% della popolazione di riferimento) trascorrono più tempo in assoluto online, registrando 1 ora e 33 minuti di tempo speso nella navigazione e consultando in media 173 pagine per persona.

Il 65,2% delle famiglie con accesso a internet da casa dichiara di disporre di un collegamento veloce via ADSL/fibra ottica (8,6 milioni di famiglie con almeno un componente fino a 74 anni), con un abbonamento flat nel 94,9% dei casi (corrispondente a 8 milioni di famiglie con accesso via ADSL/fibra ottica).
Risulta, inoltre, particolarmente rilevante anche l’accesso attraverso le chiavette internet, che registra una crescita del 21,3% nell’ultimo anno (3,4 milioni di famiglie con accesso, il 25,6% dei casi).

Per quanto riguarda più in dettaglio l’accesso individuale, risulta che gli Italiani che possono accedere alla Rete da almeno uno dei luoghi considerati dalla ricerca (casa, ufficio, luogo di studio o altri luoghi in generale), attraverso pc o mobile, sono 35 milioni, pari al 72,8% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con una crescita del 7,5% su base annua.

Dichiarano di avere un accesso a internet da qualsiasi luogo e strumento il 74,9% degli uominie il 70,8% delle donne; in particolare i giovani tra gli 11 e i 17 anni (88,2% degli individui in questa fascia d’età), tra i 18 e i 34 anni (87,9%) e nella fascia più matura tra i 35 e i 54 anni (80,7%), di tutte le aree geografiche d’Italia con livelli di concentrazione simili nel Nord e nel Centro (circa 76%) ad eccezione dell’area Sud e Isole che presenta una percentuale più contenuta (67,5%).
Internet è principalmente tra i laureati (97,5%), tra gli imprenditori e liberi professionisti (97,3%),tra i dirigenti, quadri e docenti universitari (97%), tra gli impiegati e gli insegnanti (94,5%) e, soprattutto, tra gli studenti universitari (99,3% dei casi).

Analizzando indettaglio i luoghi e gli strumenti di accesso alla rete, rispetto al mese di giugno dello scorso anno si riscontra un incremento del 10,5% degli individui con accesso da pc da casa, con 33 milioni di Italiani nella fascia considerata dalla ricerca (pari al 68,6% dei casi).

Cresce del 10,3% l’accesso da altri luoghi come biblioteche/internet point e restano sostanzialmente in linea, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, l’accesso da luogo di lavoro/ufficio, che registra una crescita del 4,9% (con 9,2 milioni di italiani occupati, il 40,5% dei casi) e l’accesso da luogo di studio, che registra un incremento del 3,2% (con 3 milioni di Italiani, pari al 6,5% dei casi).

Continua la crescita della disponibilità di accesso da mobile, che, con 8,3 milioni di Italiani che dichiarano di avere un cellulare con connessione a internet, aumenta del 73,7% in un anno e del 13,2% solo nell’ultimo trimestre.
Indagando sulle attività effettuate attraverso il cellulare, risulta che il 63% di coloro che hanno un cellulare con accesso a internet dichiara di aver fatto almeno una delle attività legate alla navigazione su internet. Tra le attività più citate: navigare su internet (per il 52% dei casi), inviare/ricevere e-mail (il 28,6% dei casi), consultare motori di ricerca (il 28% dei casi), accedere ai social network (il 26,1%). Quote comprese tra il 10% e il 20% risultano per altre attività come scaricare applicazioni, consultare itinerari, mappe, il meteo, consultare siti di news, guardare video online, scaricare musica.
Chi può accedere a internet da cellulare dichiara di sostenere una spesa mensile dai 16 ai 30 euro nel 38,7% e di oltre 30 euro nel 26,5% dei casi per i servizi di telefonia mobile.

Zero Moment of Truth: un concept strategico (download) da Google


Se vi ricordate bene, qualche anno fa si parlava di FMOT, First Moment of Truth – il momento in cui sul punto vendita si innescava una decisione d’acquisto. Se non ve ne ricordate, qui c’è una mia sintesi.

 

Google lancia invece un concept integrativo, il momento precedente, il momento zero in cui scatta in noi l’awareness, la curiosità verso una marca, prodotto, concetto.

 

Ci coglie a tradimento e noi ci buttiamo in rete ad approfondire, spesso in modalità mobile.

 

 

“that little moment is the moment that’s changing the marketing rulebook. It’s a new decision-making moment  that takes place a hundred million times a day on mobile phones, laptops and wired devices of all kinds. It’s a moment where marketing happens, where information happens, and where consumers make choices that affect the success and failure of nearly every brand in the world.

 

At Google, we call this the  Zero Moment of Truth, or simply ZMOT “

 

Di qui, ovviamente, un pensiero di marketing e comunicazione su come riarticolare il nostro processo di contatto e di persuasione…

 

Il concetto è spiegato bene in un libretto scaricabile, che se vi interessa ragionare in termini strategici ed essere al pari con le ultime buzzwords potrà essere il caso di leggere.

 

Lo potete leggere / scaricare qui:

http://google-zmot.appspot.com/google-zmot.pdf