E finalmente è uscito il libro: Strategia Digitale. Due parole per raccontarlo.


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Come avrà già abbondantemente capito chi mi segue sui social, è finamente uscito il nostro libro. E, per non farmi mancare niente, ne parlo anche qui.

Strategia Digitale. Il manuale per comunicare in modo efficace su internet e social media

Nostro vuol dire di Giuliana Laurita e mio.

Un anno e mezzo circa di lavoro. Per cercare di metterci dentro quello che serviva e di lasciare fuori tutto il resto (e qui è stata la vera difficoltà). E forse ci siamo riusciti, se Matteo, uno dei primi ad averlo letto prima della pubblicazione per darci un parere esterno, lo ha definito “semplice ma non banale”.

Abbiamo voluto fare un libro diverso: in mezzo a tanti libri (generalmente di matrice anglosassone) che “spaccano paradigmi”, che fanno della gran teoria del futuro, che dicono alle aziende dove sbagliano ma non danno ricette per fare giusto, abbiamo voluto fare un manuale.

Tra i manifesti dei guru che propugnano magnifiche sorti e progressive per il 2.0, noi abbiamo cercato di dire quali sono gli step necessari, giorno, dopo giorno, per fare comunicazione sul campo.

Mettendoci quella dose di teoria utile e necessaria per capire perché le cose vanno fatte in quel modo.

Più rischioso – metterci la faccia dando indicazioni su cosa fare, in concreto, come.

Vediamo se la scommessa riuscirà.

Il libro è pensato per:

a) chi lavora in azienda e vuole capire come si fa e perchè con l’agenzia non riesce a capirsi :-)

b) chi lavora in azienda e ha un capo con cui non riesce a capirsi o per chi lavora in agenzia e ha bisogno di far capire al cliente “come funziona”, visto che non è pubblicità :-)

c) chi lavora comunque nel digitale e vuole andare oltre alla mera operatività – capendo come si ragiona in modo strategico (in funzione degli obiettivi) per fare progetti migliori

d) chi vuole iniziare a lavorare nel mondo digitale e vuole affiancare all’indispensabile pratica anche una capacità di pensiero strategico

e) Parenti, amici e chiunque abbia 16.92€ (meno di un pranzo a base di aragosta) da spendere per un libro di pensiero e operatività.

Dentro ci sono parecchi decenni (combinati) di esperienza di Giuliana e mia. Raccontando ciò che abbiamo visto funzionare sul campo – dato che il digitale l’abbiamo visto nascere e crescere.

Come dice Giuliana nel suo blog:”Mettere ordine nel senso che, se per i singoli pezzi di digitale come il SEO/SEM, le Digital PR, il Social, sono stati scritti fiumi di parole, la parte che viene prima di tutto questo, la strategia digitale, appunto, non è mai stata considerata. O meglio, ciascuno si è costruito il suo modo di procedere, la sua metodologia, sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma tutto ciò non è mai stato codificato. Ci abbiamo provato noi.”

Scrivere con Giuliana è stata una bellissima esperienza (lo dice di me nel suo blog, non posso dire altro). 

Abbiamo formazioni diverse, esperienze diverse, punti di osservazioni diversi.

Ma è stato facile trovare la sintesi, dividersi il lavoro, lavorare online senza mai praticamente stampare un foglio di carta.

Scrivere (almeno io) usando qualsiasi cosa: la mia parte (anche se ci abbiamo lavorato talmente tanto insieme che non sapremmo più dire chi ha scritto quale parte senza un contributo dell’altro) è stata redatta usando 2 telefonini, 2 computer portatili, un iPad, un Tablet Android, un computer fisso… il tutto appoggiato a Dropbox che ha reso sostanzialmente indifferente quale device stessi usando.

Grazie a Giuliana, grazie a Pepe Moder che ci ha regalatyo una prefazione, grazie a tutti.

Speriamo che il libro funzioni. Ma, almeno per me, quello che ha avuto valore è stato mettermi alla prova, vedere se ci si sarebbe riusciti, quello che ho dovuto imparare e pensare, focalizzare durante il processo.

Il risultato spero sia un risultato che potrà essere utile a tanti e non diventare subito obsoleto, lavorando su strumenti di pensiero, non tecnologici.

E, comunque, è stato bello.

Ecco i link da dove potete capire qualcos’altro sul libro e comprarlo online (in versione cartacea, stay tuned per novità sull’ebook, di cui sapremo dirvi qualcosa spero a breve).

 

 

La pubblicità diventerà un “trailer” dell’online?


Qual’è il rapporto tra online e adv “above the line”? Quali sono i ruoli tra spot e online?
Chi tira la volata a chi?
Riprendo e aggiorno un mio articolo di qualche tempo fa, perchè il tema è sempre più di attualità.
La TV non è morta, ma le emittenti non stanno bene
E’ evidente che è in corso una profonda riflessione sul rapporto tra advertising classico e internet.
Non si possono trarre conclusioni massimalistiche tipo «l’advertising è morto» dato che, tra l’altro, un sacco di italiani non sono ancorasu Internet e non usano i social. E anche se la TV fa ancora audience robuste, non è un segreto per nessuno che la raccolta pubblicitaria fa dei gran brutti numeri.
Advertising e Drive to Web
Buona parte della comunicazione pubblicitaria delle aziende racconta storie di prodotti oppure storie di marca.
Ora, sempre più, quando si lavora con le aziende e nelle agenzia, il mantra ricorrente è il “drive to web”. Il che significa fare della comunicazione il cui compito primario sia portare la gente ad approfondire il messaggio online.
La cosa ha molto senso. I limiti di tempo, spazio e costi imposti dalla pubblicità tradizionale pongono limitazioni altrettanto severe alle pubblicità e alle narrazioni che si possono fare.
Chi ha lavorato in pubblicità sicuramente ha più di un caso in testa, in cui i creativi hanno tirato fuori una bellissima storia, emotiva e coinvolgente, brand building e memorabile… ma che funzionava solo tagliata in un filmato di un minuto e mezzo, quando il limite televisivo è ormai invalicabilmente di 30 secondi, meglio 20″. Idealmente 5″. E quella storia, a trenta secondi sapeva di poco.
Guardate l’esempio di Heineken “The Entrance”. Confrontate il 30” andato in TV con la versione integrale andata su YouTube e che in tv non ci sarebbe mai potuta andare.
L’arrivo di Internet ha dato ai comunicatori la possibilità di avere un luogo dove mettere in onda la versione lunga, quella giusta, il director’s cut. Bastava solo trovare un modo di farlo sapere ai teleutenti. E di qui il drive to youtube. La tv come trailer della versione bella.
Ma la comunicazione non è solo filmati emozionanti, è informazione, è engagement, è tante altre cose che nella caja tonta si trovano troppo strette. Mentre la non scatola ha uno spazio infinito per parlare, per discutere e dialogare, per fare informazione, fare servizio, permettere l’acquisto.
Da supporto a media principale?
Quello che una volta era il “…e poi mettiamo nell’annuncio anche l’indirizzo del sito”, si è trasformato: l’online che era accessorio in molti casi si è trasformato nell’obiettivo, nella spiaggia su cui far sbarcare le truppe dei potenziali clienti.
Sia esso un sito o minisito, un blog o un attività social. Di qui una rivoluzione: se per anni abbiamo fatto attività online che facevano letteralmente schifo, in quanto impossibili “adattamenti” al web di campagne televisive intraducibili, ora come minimo andiamo verso concetti media neutral, media agnostic o chiamateli come volete; concetti che partono da un idea, non da un mezzo, e che per essere approvati devono anzi dimostrare di essere capaci di funzionare su tutti i mezzi, in primis l’online.
La brutta bestia della misurazione 
A complicare la faccenda, alza la testa la vecchia bestia: la misurazione dei risultati.
Con la notevole eccezione dei comunicatori del direct marketing, pronti persino a farsi pagare a success fee (mi paghi sulla base dei risultati concreti che ti porto), il pubblicitario si è per anni trincerato dietro il fatto che tali e tanti erano i fattori che influenzavano il successo del prodotto… che anche la pubblicità migliore del mondo ( di certo la sua) poteva floppare a causa di errori fatti dal cliente su altri fronti.
Di qui una sorta di deresponsabilizzazione, visto anche che l’efficacia della pubblicità sulle vendite è sempre stata molto mal misurabile. E il parametro del successo erano i premi vinti, assegnati a creativi da altri creativi – e non il temutissimo Roi.
Ora, pur con tutte le distorsioni del caso, l’online è molto più misurabile e specialmente in tempi di crisi, le aziende si sono fatte molto più schizzinose rispetto al tema di pagare senza poter misurare.
C’è quindi chi sostiene che in un futuro tutto l’advertising non sarà che un trailer (magari molto bello ma un trailer) di un’attività online.
Leggiamo questo articolo e riflettiamo, specialmente perché è scritto da una persona di peso all’interno di un’azienda pubblicitariamente di peso come Pepsi Cola. Che fa considerazioni di buon senso e intelligenza. Magari non applicabili all’universo dei consumatori. Ma a molti (e a quelli che contano) sì.

Parliamo di brief con un vecchio articolo


Recentemente mi è capitato di scrivere un articolo sul tema dell’importanza di dare un brief per un’operazione di marketing digitale.

E allora mi è venuto in mente uno dei miei primi articoli… pubblicato anni e anni fa su Web Marketing Tools. Secondo me ancora valido.

E allora lo risistemo e lo ripubblico qui. Magari serve.

Messaggio promozionale: naturalmente, dato che io sono un consulente e mi occupo di queste cose, se avete bisogno di una mano per scrivere (o per ripondere a) un brief, proviamo a parlarne insieme…

Il briefing per internet

Il processo di passaggio delle richieste ed informazioni alle persone che dovranno sviluppare un sito (o un qualsiasi altro progetto) si chiama briefing.

Questo processo si basa su un documento chiave chiamato brief.

L’importanza del briefing

Lo sviluppo di un brief è uno step molto importante nello sviluppo di un sito web – sia che il lavoro venga delegato ad una web agency, sia che venga sviluppato internamente dall’azienda.

Quando si passa l’informazione a chi realizzerà il sito, il brief serve a far capire esattamente che cosa vogliamo e sopratutto di che cosa abbiamo bisogno.

E serve ad assicurarsi che lo sviluppatore abbia capito e non si perda tutti tempo lavorando su strade sbagliate per colpa di una cattiva comunicazione.

Ma, più di ogni altra cosa, il brief serve ad certificare che l’azienda abbia le idee chiare su cosa intende fare su Internet ed abbia provveduto a sviluppare un  adeguato pensiero strategico, procedendo ad una sistematizzazione degli obiettivi e delle risorse necessarie.

Prima la strategia, dopo il brief

E’ dunque indispensabile che l’azienda abbia esaminato, definito e condiviso al suo interno tutti gli elementi di fondo del progetto prima della riunione di briefing.

E’ indispensabile arrivare al meeting con le idee chiare, con una strategia  scritta, con tutti i materiali di background che possono essere utili.

Non tutte le aziende sono però in grado di sviluppare una strategia di Internet  Marketing in modo approfondito ed efficiente – in questi casi sarà particolarmente utile appoggiarsi ad una struttura esterna di consulenza in grado di aiutare l’azienda (e di far risparmiare molti più soldi di quanto costi).

Il documento di Base: il Brief    

Tutto il processo di sviluppo strategico si condensa in un documento fondamentale, il vero e proprio strumento di base del briefing – il cosiddetto brief.

In questo documento sono riassunti gli obiettivi del progetto, ciò che l’azienda si attende dallo sviluppatore e tutti gli elementi utili perchè quest’ultimo possa operare in modo efficace, avendo ben compreso cosa richiede l’azienda.

Le regole del brief

Il documento di brief deve contenere le informazioni e le richieste che l’azienda passa a chi dovrà eseguire il lavoro.

Deve essere completo ma, possibilmente, non contenere informazioni inutili.

Deve essere chiaro  e discusso in riunione con le persone che dovranno lavorare sul progetto, in modo da eliminare fraintendimenti e perdite di tempo.

Una traccia di brief

Nella pratica della pubblicità da anni si utilizzano moduli che semplifichino il processo di sviluppo del brief.

In questo articolo esamineremo l’indice di un modello di brief che ho sviluppato ad hoc per Internet e che uso da anni per i miei clienti, con ottimi risultati.

L’indice del brief

In linea di massima possiamo adottare un modello di brief basato su 10 argomenti, specificamente:

 

  1. Obiettivi del progetto (e richieste dell’azienda committente)

 

  1. Informazioni sull’azienda

 

  1. Informazioni sul mercato

 

  1. Obiettivi e strategie dell’azione Internet

 

  1. Informazioni sul target

 

  1. Informazioni sul prodotto / servizio da promuovere, supportare…

 

  1. Informazioni sulla concorrenza

 

  1. Informazioni sulle altre attività di comunicazione dell’azienda

 

  1. Budget a disposizione e vincoli

 

  1. Organizzazione e responsabilità del progetto (o delle sue parti)

 

Se è difficile, meglio farsi aiutare

Se la traccia è semplice, non sempre è semplice compilarla, specialmente se l’azienda non è abituata a pensare in termini di marketing, se non dispone di informazioni sufficienti sui target e mercati o se non possiede gli skills per lo sviluppo di documenti di strategia.

Trovarsi in difficoltà nella compilazione del brief può essere il sintomo di un problema più generale e grave, di una mancanza di chiarezza nel progetto o della mancanza di una strategia solida.

Come già anticipato, è in questi casi raccomandabile un aiuto esterno, per impostare il progetto in modo efficace e senza incorrere in dispersioni di denaro e perdite di tempo derivanti da un’impostazione inadeguata del progetto Internet.

Nel caso che il sito sia sviluppato “in proprio”…

Sviluppare un documento di brief è fondamentale anche se il sito ve lo fate da soli.

Datevi comunque un brief. Formalizzate dove volete andare. Quali difficoltà superare, e quali opportunità potete cogliere con Internet.

Scrivere un brief costringe a pensare o a ripensare alla propria situazione, alla propria strategia sul web, alle proprie necessità.

Obbliga a formalizzare e a rendere molto più oggettive quelle che possono essere impressioni ed idee estremamente soggettive ed istintive. E permette quindi di impostare il processo di sviluppo in una maniera molto più solida e produttiva.

 

Due riflessioni su SkyGo – la TV mobile di Sky


Come avrete probabilmente visto, anche in Italia Sky sta spingendo parecchio su SkyGo, l’applicazione mobile gratuita (ma solo per gli abbonati Sky) che permette di avere una selezione di canali Sky in streaming mobile su PC, Tablet e iPhone.
Altri hanno già parlato dell’app in se’ (e non è nelle corde di questo blog fare recensioni tecnologiche). Quello che ho capito dalla presentazione cui ho assistito e che mi sembra interessante è…
a) Si conferma che la TV sembra sempre più destinata ad essere una faccenda di contenuti più che non di device. Con l’idea di fruire dei contenuti che interessano nel modo più pratico secondo il proprio contesto.
Quella di SkyGo dovrebbe essere l’inizio di un percorso che coinvolgerà molti schermi e molte modalità di fruizione della TV.
b) Di conseguenza, se la cosa avrà successo (e mi risulta che i download dell’applicazione siano stati un numero elevato, da vedere quanto sarà usata regolarmente) c’è da farsi domande sull’impatto sulla banda mobile disponibile… anche se si deve riflettere che probabilmente il vero campo applicativo della TV mobile sarà in ufficio o a casa, via WiFi – anche per i costi di connessione del 3G…
A margine da considerare il fattore rischio della connessione mobile: se la si usa in 3G e la cella è satura, la gente capirà che “la colpa” è dei provider telefonici o se la prenderà con Sky? (comunque l’app ha un sistema per adattare la qualità dell’immagine alla banda disponibile…)
c) Ancora più interessante è però il fatto che la fruizione ad personam apre strade interessanti per il mondo della pubblicità personalizzata sulla TV – di cui avevo già tanto tempo fa parlato quando si rifletteva solo sulla TV via IP, quindi tendenzialmente in ambito domestico.
La possibilità di sapere chi sta guardando cosa, magari accedere al suo profilo (d’altra parte è un cliente, di cui si ha una storia…) e incrociare tutto questo con la sua posizione geografica…a naso vedo interessanti potenzialità di sperimentazione.
Al momento non è comunque ancora prevista la vendita degli spazi su SkyGo in modalità separata dalla vendita su Sky vero e proprio. Ma chissà… se la macchina gira, possiamo aspettarcelo.
Certo è che, con gli ingenti investimenti in tecnologia che hanno dovuto fare (inclusi i servizi di distribuzione dei dati…) si aspettano di trasformare quest’operazione da un costo a una fonte di extra profitti in tempi… brevi? Ragionevoli? Prima o poi?
d) L’app è gratuita.. per i clienti Sky. Che possono vedere (solo) i canali dei bouquet cui sono abbonati.
Evidentemente, coi tempi che corrono, chiedere dei soldi extra ai clienti non è cosa… per cui ci si è focalizzzati a dare, allo stesso costo totale, un valore aggiunto ai clienti – anche per tenerli stretti e fidelizzati (anche difensivamente verso il Digitale Terrestre).
Da capire se un giorno passerà a pagamento (a loro evidentemente piacerebbe) e/o se si aprirà in qualche modo ai non clienti Sky. Ipotizzando offerte “light” o di prova… usando anche SkyGo come sampling dell’abbonamento televisivo, senza complessità di acquisizione di nuovo hardware (decoder) per provarlo in TV.
e) Di sicuro da seguire con attenzione cosa succederà durante le Olimpiadi – e l’impatto che poterle vedere in mobilità avrà sull’audience (e sull’acquisto del pacchetto sport sulla TV); dato che questo è proprio il classico evento che, per gli appassionati, ha il forte limite degli orari che non sempre si sovrappongono bene con gli impegni lavorativi. Recuperando quindi, con il mobile, audience difficili da fare sulla TV.
f) L’entrata dei device mobili andrà a incasinare ulteriormente i meccanismi di monitoraggio delle audience televisive; Auditel ormai mostra serissimi limiti di tracciare bene il consumo televisivo, specialmente sui “new media”.
g) Da notare la forte sovrapposizione tra possesso di Sky e di device tecnologici. Il 73% circa dei loro abbonati ha l’HD televisivo e l’83% ha un PC in casa.
h) Di qui alla TV interattiva vera e propria, il passo è breve. O forse lunghissimo (io è da una quindicina d’anni che ci studio – avendo partecipato anche a progetti di ricerca europei come AMUSE).
Che la TV possa diventare interattiva, lo sappiamo tutti, Come ciò debba essere fatto e come (ma anche se) la gente è disposta ad usare la TV interattiva… è ancora tutto da capire. Attendiamoci qualche sperimentazione, direi. Magari partendo da “companion app” molto social media, tipo quella realizzata per X-Factor che, devo dire, non era niente male.
Altro degno di nota:
- il fatto che la piattaforma SkyGo potrebbe essere potenzialmente essere aperta a canali di terzi, chissà.
- scordatevi di usarla all’estero. Con l’eccezione dei contenuti prodotti da loro (in primis Sky TG 24) non hanno (ovviamente) i costosi diritti per diffondere fuori dall’Italia i contenuti televisivi, quindi bloccano l’accesso ai canali dall’estero…

Dati Audience Internet Gennaio 2012 Audiweb


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Ecco i dati sulla diffusione dell’online in Italia: dati di audience Audiweb del mese di Gennaio 2012, commentati con un occhio da Digital Planner ;-)
Insomma, il solito e consueto aggiornamento mensile, con qualche commento e un po’ di prospettiva storica – con un confronto di dati che non trovate facilmente altrove ;-).
Se vi serve vi ricordo che in questo mio post precedente trovate i dati mensili per tutto il 2011, se volete farvi grafici e statistiche.
Quanti siamo online a Gennaio 2012?
A Gennaio 2012 L’audience online è di 27.7 milioni di italiani che si sono connessi alla Rete (tramite un computer) almeno una volta nel mese (sai che sforzo… ;-). Questo equivale ad una crescita del 7% rispetto a Gennaio 2011, che non è tantissimo rispetto ai periodi precedenti.
Rispetto a Dicembre 2011 abbiamo recuperato mezzo milione di persone – in parte user che si erano probabilmente eclissati causa vacanze, più un po’ di user nuovi.
In sostanza, a Dicembre 2011 eravamo 27,2 milioni. A novembre eravamo 27  contro i 27.3 di Ottobre.
Quanti italiani trovo online nel giorno medio? 
Nel giorno medio gli utenti di Gennaio 2012 sono 13,4 milioni. Crescita anno su anno +6,2%.
Ma… a Dicembre erano 12,7 milioni e a Novembre 2011… ugualmente 13,4 milioni.
(se poi volete farvi delle storiche più arretrate, fate un search su questo blog per “Audiweb” così recuperate i post precedenti e vi fate rapidamente una serie).
Quanto si sta online, ogni giorno? 
Dalla press release mi sembra di capire che mediamente si sta in rete 1 ora e 23 minuti (loro scrivono 1 minuto e 23 secondi, ma dubito sia giusto). Qui siamo inferiori certi numeri del passato.
Per capirci: a Dicembre (vacanze, Natale…) 1 ora e 18 minuti, contro Novembre che valeva 1h 23’… però se andiamo più indietro:  Marzo 1 h 24′ al giorno, 1h 37’ a Febbraio, a Gennaio era 1h 40’.
Quindi in un anno ci siamo persi 17 minuti al giorno. Da capire perché e cosa vuol dire.
Quante pagine si vedono? 
Recupero del calo natalizio nel breve per le le pagine viste: a Gennaio sono state 165 pagine a persona mentre a Dicembre sono state 152.
Guardiamo però anche a Novembre 2011 dove si sono visitate 160 pagine per persona…rispetto alle 171 di Settembre e le 201 di Gennaio 2011.
Anche qui registriamo un calo su base annuale.
Di qui in poi sostanzialmente copio e incollo il resto della press release e le tabelle:
L’audience nel giorno medio registra una crescita del 6,2%, con 13,4 milioni di utenti attivi che hanno consultato in media 165 pagine per persona collegati per 1 minuto e 23 secondi.
Nel giorno medio risultano online 7,3 milioni di uomini (il 26,8% della popolazione di riferimento)e 6 milioni di donne (il 22% della popolazione di riferimento), principalmente 35-54enni (il 46,4% degli uomini online e il 48,4% delle donne online) e prevalentemente dalle aree geografiche Nord Ovest e Sud – Isole (entrambe con il 29,9% degli utenti attivi nel giorno medio).
I giovani tra i 18 e i 24 anni rappresentano la fetta di popolazione online più attiva: sono 1,3 milioni, il 9,7% degli utenti nel giorno medio, restano online in media per 1 ora e 44 minuti al giorno e consultano 238 pagine per persona.
Per quanto riguarda l’uso del mezzo nelle diverse fasce orarie del giorno, si registra una significativa attività tra le ore 9:00 e le 12:00 (5,7 milioni di utenti attivi) e una presenza più consistente nelle ore pomeridiane, con 7 milioni di utenti attivi tra le 15 e le 18, raggiungendo il valore più alto di 7,1 milioni tra le 18 e le 21. L’ultima fascia serale, tra le 21 e la mezzanotte, registra 5,3 milioni di utenti attivi, online in media per 36 minuti con 70 pagine per persona.
Dato che pregano di citare, io cito:
Le sintesi dei report sono disponibili sul sito http://www.audiweb.it per tutti gli utenti registrati e in forma completa per tutti gli abbonati attraverso le principali aziende di elaborazione dati per la pianificazione pubblicitaria.
*Audiweb Database presenta la stima dell’utilizzo effettivo di internet da parte degli Italiani dai 2 anni in su, che si sono collegati almeno una volta attraverso un computer da casa, ufficio o altri luoghi.
Audiweb Database contiene i dati quotidiani di navigazione sui siti degli editori iscritti ad Audiweb.
Legenda
Utenti attivi nel giorno medio (Reach Daily) = fruitori per almeno un secondo del mezzo (Brand/Channel) nel giorno medio del periodo selezionato.
Utenti attivi (Reach) = fruitori per almeno un secondo del mezzo nell’intero periodo di durata della rilevazione.
Connessi: individui che hanno accesso potenziale a Internet.
Si prega di citare nella diffusione dei dati Audiweb elementi tecnici quali: la fonte, il nome del report, l’universo di riferimento e le date di rilevazione.
Audiweb
Audiweb è il soggetto realizzatore e distributore dei dati sulla audience online. Il suo obiettivo primario è fornire informazioni oggettive e imparziali al mercato, di carattere quantitativo e qualitativo, sulla fruizione del mezzo Internet e sui sistemi online utilizzando opportuni strumenti di rilevazione.
Audiweb è un Joint Industry Committee guidato dal Presidente Enrico Gasperini e composto da tutti gli operatori del mercato: Fedoweb, associazione degli editori online; UPA Utenti Pubblicità Associati, che rappresenta le aziende nazionali e multinazionali che investono in pubblicità; e Assap Servizi, l’azienda di servizi di AssoComunicazione, associazione delle agenzie e centri media operanti in Italia.